(foto generica di repertorio: depositphotos)
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Canale furia

Protestare in piazza non è un’invenzione giacobina. Gli esempi precedenti al 1789 non mancano: l’Atene degli ostracismi, la plebe romana di Menenio Agrippa, i Vespri siciliani… A volo di memoria, però, ricordo solo pochi moti con esiti concreti, e sempre solo perché armati. Vere rivolte, cioè, con barricate, battaglie, morti e fasi cruente. La rivoluzione francese (1789-99) la russa (1917-23), la cinese (1946-50), la marcia su Roma del 1922… A fronte di questi ci sono i molti esempi d’insurrezioni fallite. Non dico inutili, perché alcune delle loro richieste furono poi accolte più tardi nel tempo, ma prive di esito immediato. I moti europei del 1821, 1831, 1848 e 1968. La Comune di Parigi del 1871. Budapest 1956. Praga 1968… In Italia, dopo il biennio rosso 1920-21, i moti del 1968 e degli anni di piombo, di grandi non ne ricordo. In Francia i Gilet gialli hanno sfilato ogni sabato dal 2018 al 2020 con danni e vittime, ma poi si sono spenti. Idem per le manifestazioni del 2020 in Bielorussia e a Hong Kong. Tutto sopito. In Italia le adunate ‘oceaniche’ della sinistra, quelle dei vari No (no Tav, Tap, Triv), i gay prides, gli indignati, le sardine, ecc. sono tutte finite in nulla, come quelle del centrodestra (boiachimolla, forconi, madame…). Ma hanno sempre paralizzato i centri delle città con perdita di Pil e danni economici per blocchi stradali e ferroviari e vandalismi di autonomi infiltrati. Chissà se dedicando un canale Rai h24 (con interviste, filmati, comizi e concerti) solo alle manifestazioni, facendole però svolgere obbligatoriamente in luoghi designati tipo stadi o periferie, la visibilità aumenterebbe. Di sicuro si vivrebbe meglio.

collino@cronacaqui.it

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