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Il Borghese

Cambiali di governo

Più che di “contratto di governo”, in certi casi bisognerebbe parlare di cambiali. E a un certo punto c’è chi passa all’incasso e chi invece deve onorarla, altri ancora magari scoprono di essere stati saldati con un assegno scoperto. Anche se sarebbe troppo facile dire c’è chi vince e c’è chi perde, prima di tutto perché bisognerebbe partire dal presupposto che qualcuno ha siglato il contratto di governo già con un piano ben preciso in testa, come un’azienda che si associa a un’altra e ne succhia le risorse, la cannibalizza per poi prendersi anche la sua fetta di mercato. E qui chi si accusa? L’incapace amministratore delegato che ha lasciato i capitali e i destini nelle mani di altri? Se insistiamo in questa metafora, nello psicodramma di una giornata iniziata con il voto alle mozioni sulla Torino-Lione, chi riveste un ruolo e chi un altro? A chi spetta l’incasso della cambiale e a chi è toccato l’assegno scoperto? L’unica certezza è che a pagare il conto sono i cittadini elettori, che in questo gioco di metafore possono rappresentare forse i piccoli azionisti, i risparmiatori, quelli che vengono bruciati dalle manovre economiche dei grandi manager e che spesso non hanno neanche voce in capitolo, essendo molto difficile partecipare a Cda o assemblee che riconoscano un effettivo diritto di parola. Ci si affida a delegati, scelti in qualche maniera: magari incantati dall’abilità affabulatoria o da piani industriali ed economici da sogno con tanto di slide ben realizzate, ma che contano come una mano di intonaco a un edificio già crollato. Poi all’azionista-risparmiatore possono toccare broker imbroglioni o incompetenti, rischio contro il quale non si è mai sufficientemente preparati. Anche se si è già caduti in trappola una volta. I truffatori di anziani non fanno forse così? Il campanello lo suonano anche più di due volte…

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