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Camaleocompagni

100 anni fa nasceva a Livorno il Partito Comunista d’Italia, poi divenuto Pci, Pds, Ds, Pd. Rimasti in clandestinità fino al 1945, i comunisti non hanno mai abbandonato il sogno del 1921: esportare in Italia la rivoluzione sovietica. Durante la resistenza ci hanno sperato, ma è andata male. Allora si son buttati a lavorare sodo. Mentre la Dc faceva la bella diga (e gli affari) loro portavano avanti il programma gramsciano di conquista del potere effettivo mediante l’infiltrazione dei grandi settori (cultura, arte, comunicazione, istruzione, magistratura, sindacati) e dei gangli di comando (boiardi di stato, sovraintendenti, direttori, burocrati, cooperative, giù fino alle bocciofile). Nel 1989 cade il muro, e con esso l’Urss. Le malefatte di Stalin (nonostante i tentativi di negarle, riusciti per 40 anni) vengono a galla. E loro cosa fanno? Trasformano baffone in parafulmine. Salvano l’idea marxista e ne scaricano il passivo (la responsabilità delle immani nefandezze rosse) nella ‘bad company’ dello stalinismo. Poi, maquillage. Il Dio-profitto viene sdoganato e praticato (Coop). L’antiborghesia e l’anticapitalismo diventano antifascismo strumentale (legge Fiano) e antirazzismo di facciata (abbattimento delle statue). Invece dei proletari si difendono migranti, Lgbt, femministe. Il PC diventa sigla di Politicamente Corretto, si spande in Europa, scavalca l’Atlantico e si ribattezza “sinistra dem, liberal e radical”. Degli esordi conserva la ferocia, il doppiopesismo, l’ipocrisia, la presunzione giacobina di essere diversi e superiori, la pretesa di giudicare senza esser giudicati, ma l’abito livornese finisce in soffitta. “Comunista io? Ti sbagli”. Buon centenario, camaleocompagni.

collino@cronacaqui.it

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