Urbano Cairo (foto: Depositphotos)
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PALLA AVVELENATA

Cairo bacchetta Elkann: «Un cattivo esempio, ora salviamo il calcio»

Patron contro, verrebbe da dire. Perché quando parla di «bonificare il calcio» e tira in ballo lealtà sportiva, Cairo va ben oltre le questioni finanziarie che sono costate care alla Juve – batosta in Borsa, con lieve ripresa ieri, – 15 in classifica, la spada di Damocle delle decisioni dell’Uefa – e potrebbero, se altre procure volessero aggiungersi a quella di Torino, travolgere altre società. Mentre John Elkann, pur lanciando l’idea di una possibile difesa della società, si appella all’importanza di creare un nuovo calcio «sostenibile». E su questo, i patron di Juve e Toro almeno sembrano d’accordo. Come ai tempi di Calciopoli, anche l’uragano plusvalenze diventa l’occasione per un po’ di sana retorica salvacalcio. Urbano Cairo ha parlato ieri a margine della presentazione della partnership tra Credit Agricole e Rcs Sport, un accordo per la sponsorizzazione di tutte le competizioni ciclistiche della Rosea. «La penalizzazione della Juventus? – ha detto – Sono situazioni pesanti ma lasciamo giudicare ci deve farlo. Sarebbe molto importante cercare di bonificare il calcio. Queste cose sono di cattivo esempio anche per i giovani». Poi, quella che può sembrare una bordata: «È importante fare le cose in modo leale e sportivo. Non voglio dire che non sia stato così. Ma quando poi fai queste cose, tutto il resto viene dimenticato». Certo, la bussola di Cairo è ben diversa da quella della gestione bianconera degli ultimi anni, contrassegnata esclusivamente dall’orgoglio dei bilanci in regola. E le sue plusvalenze sono autentiche, come dimostra il caso Bremer, preso a poco e rifilato a tanto, proprio alla Juve (per gli effetti, rivedere la partita contro il Napoli). Ma per l’editore e patron granata l’obiettivo è ripensare il calcio e leggendo tra le righe appare chiaro che lui vorrebbe misure che limitino gli esborsi, anche quelli che di fatto “drogano” il calciomercato. John Elkann, invece, ha parlato a uno dei giornali di famiglia, nel mezzo del ricordo del nonno Gianni Agnelli: «Spero che insieme alle altre squadre e al Governo possiamo cambiare il calcio nel nostro Paese, per costruire un futuro sostenibile e ambizioso» ha detto il presidente di Exor, che controlla la Juventus. «La Juventus – ha aggiunto – non è il problema, ma è e sarà sempre parte della soluzione. Qui è in gioco il futuro della serie A e del calcio italiano, che sta diventando marginale e irrilevante», parlando però anche di quella che considera una sentenza ingiusta. «La Juventus è la squadra italiana più amata e seguita: rappresenta il nostro calcio nazionale. L’ingiustizia di questa sentenza è evidente: in molti l’hanno rilevato, anche non di fede bianconera e noi ci difenderemo con fermezza per tutelare l’interesse dei tifosi della Juve e di tutti quelli che amano il calcio». Come detto, anche Calciopoli sembrò l’occasione per fare piazza pulita in troppe zone grigie e lanciare una sorta di “anno zero”. Abbiamo visto come (non) è finita.

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