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Cronaca
IL FATTO

Cade dentro la piscina e affoga: morto dopo tre giorni di agonia

Matteo, 15 anni, avrebbe avuto un malore mentre era a bordo della vasca

L’agonia di Matteo, all’anagrafe Way Shiqiang di 15 anni, si è conclusa giovedì pomeriggio alle Molinette, quando i medici hanno dovuto constatare la morte cerebrale e chiedere alla famiglia la disponibilità alla donazione degli organi, dopo avere atteso le sei ore canoniche previste dal protocollo. Una tragica notizia confermata solo in serata dall’ospedale Molinette dove il giovane era stato ricoverato in terapia intensiva e con prognosi riservata dopo aver corso il rischio di morire annegato in una delle piscine del parco acquatico Blu Paradise di Orbassano, lo scorso martedì.

Un arresto cardiaco a cui sarebbe seguito un principio di soffocamento per via della caduta in acqua, secondo chi lo ha soccorso, per cui i sanitari hanno chiesto con urgenza l’intervento dell’elisoccorso. Matteo è stato così ricoverato all’ospedale Molinette ma era già in coma. L’incidente è avvenuto nel primo pomeriggio, quando il parco acquatico era affollato di giovani e famiglie. «Abbiamo vissuto momenti di vera angoscia, specie dopo essersi accorti che il ragazzino non respirava più» racconta una delle testimoni di quanto accaduto, ancora sconvolta dall’episodio. Il giovane, infatti, avrebbe avuto un malore a bordo vasca cadendo poi in acqua, prima che avventori e personale incaricato alla sicurezza della piscina potessero intervenire per evitare il peggio. Un primo tentativo di rianimazione avrebbe permesso ai sanitari di procedere con il ricovero, lasciando ancora accese le speranze di parenti e amici del ragazzo, rimasti per ore in attesa di un risvolto positivo dell’incidente. Una speranza che si è spenta, purtroppo, nel pomeriggio di giovedì, quando è arrivata la comunicazione dai famigliari rispetto all’aggravarsi delle condizioni del ragazzino. Un quadro clinico già segnato che l’ospedale ha dovuto confermare poche ore dopo, quando il decesso è stato ratificato anche dalla terapia intensiva. «Il ragazzo si trovava in un punto profondo circa un metro e quaranta centimetri» ha raccontato dopo i fatti Carlo Giarrizzo, uno dei responsabili del Blu Paradise. «È rimasto sott’acqua pochissimo, non più di cinque secondi, ma quando è stato tirato fuori era in arresto cardiaco». Nonostante il massaggio cardiaco e una ripresa iniziale dei battiti che aveva fatto ben sperare, Matteo non ce l’ha fatta.

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