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Cronaca
VALLI DI LANZO

Caccia al cobalto e all’argento, ma gli ambientalisti dicono no

Il sindaco di Usseglio predica prudenza: «Porterebbe lavoro»

Sta facendo discutere, in Val di Lanzo, in particolar modo nella zona di Ussegliola richiesta da parte di una multinazionale australiana di compiere una serie di carotaggi esplorativi, 32 per la precisione, di diversa profondità – da un minimo di 150 metri ad un massimo di 200 metri – da realizzare a “Punta Corna” per provare a cercare minerali. In particolar modo, cobalto, argento, nichel.

La società è pronta a investire 700mila euro pur di cercare questi minerali, utilizzati soprattutto in ambito tecnologico. E nell’era della tecnologia, si sa, diventano preziosi quasi come l’oro.

Una situazione che non piace agli ambientalisti, in particolare all’associazione Pro Natura Torino, che ha già annunciato battaglia, con una ricca sfilza di controdeduzioni inviate al ministero dell’Ambiente per negare i carotaggi che saranno effettuati in quella che è chiamata Valle Servin.

Pro Natura parla, in primis dei detriti figli dei carotaggi, che finirebbero nelle acque e nei laghi di zona. E c’è pure il rischio che alcune specie animali, come il gipeto, possano nuovamente abbandonare la zona delle Alpi Graie, dopo che erano tornate. Alla pari degli stambecchi, dei camosci e dei lupi. A rischio, quindi, l’ecosistema, l’habitat.

Piermario Grosso, sindaco di Usseglio, è tra coloro che al momento pondera ogni decisione. Diviso tra il preservare la montagna, una bellezza da visitare e vivere, e la possibilità di dare lavoro agli abitanti della Valle di Viù: «Dobbiamo prima capire di cosa si stia parlando. Si devono avere ben chiari i benefici ma anche gli aspetti potenzialmente negativi di questa possibilità. Solo allora capiremo il da farsi. Questa Valle ha anche bisogno di vivere e lavorare. Questa stessa azienda, in una valle di Bergamo, ha riattivato una miniera e ha dato lavoro al territorio. I tecnici parlano di carotaggi dentro la montagna, in galleria. L’ambiente non sarebbe stravolto. Attendiamo l’esito delle autorizzazioni. Adesso è tutto molto prematuro».

Le miniere di cobalto di Punta Corna si trovano sulla sinistra orografica della valle di Viù, tra il Servin e il Veil. Come si può leggere su alcuni scritti, vennero scoperte nel 1753.

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