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IL CASO

Caccia ai “furbetti” del vaccino. Il giallo delle 5 o 6 dosi di Pfizer

Dopo la vicenda di Biella cresce l’attenzione sulla somministrazione del siero

Sono 26mila le persone vaccinate in Piemonte che non appartengono alle categorie individuate dal piano vaccinale nazionale nel quale si prevede che, nella prima fase, le fiale vengano somministrate a «operatori sanitari e sociosanitari, sia pubblici che privati accreditati ed Rsa». Dunque, si tratterebbe di personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere), impiegati amministrativi, addetti ai servizi di pulizia e mensa, autisti e impiegati con altre mansioni. Il piano vaccinale, infatti, consente a Regioni, Asl e alle singole strutture ospedaliere di determinare, se necessario, la somministrazione del siero a tutti coloro che gravitano attorno ad una struttura sanitaria. Il caso di Biella, dove i carabinieri del Nas hanno scoperto alcuni casi di somministrazioni illecite di Pfizer (amici, parenti o congiunti di chi ne aveva diritto), sembra essere isolato, almeno in Piemonte. Tant’è che finora la procura di Torino non avrebbe ricevuto alcuna notizia di reato. Non sembra essere così, però, nel resto dello “stivale” dove, sia pur a macchia di leopardo, sarebbe stata segnalata la presenza di “furbetti” dei vaccini. La possibilità di aggirare la rigorosa normativa, emerge dai flaconi che contengono il siero della Pfizer che possono essere di 5 o 6 dosi, a seconda de tipo di siringhe che si utilizzano. Per cui, su ogni cinque vaccini ufficialmente dichiarati, se ne può nascondere un sesto da somministrare anche a chi non ne abbia diritto.

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