LO SQUALO DELLE ROTAIE

Bryan, Vomito, Kevin e Alice nella nebbia di periferia

Un romanzo metropolitano di Riccardo Marchina nel cuore più nero dell'adolescenza in periferia, tra Borgo Vittoria e il carcere minorile e il sogno di un amore troppo puro

Il campo da calcio muore anche lui di overdose, contaminato com’è dalle siringhe lasciate dai tossici, lì dietro la fabbrica dei veleni. La vita si snoda tra l’istituto tecnico vagheggiando un futuro da meccanico, il pallone contro il muro dell’oratorio, le bestemmie come intercalare, un putan tour senza soldi in tasca perché i dieci euro servono per delle birre scadenti. E poi una palestra la cui insegna rotta trasforma in evocazione di qualche misteriosa squadra turca di quelle che si affacciano nelle coppe europee il tempo necessario per essere inghiottiti. E poi la sfida agli squali, camminare sui binari della ferrovia gettandosi di lato all’arrivo di uno dei tanti treni che i graffiti dei vandali o degli artisti di strada hanno trasformato in creature mitologiche.

Vivono così Kevin, Vomito e Bryan, i protagonisti di “Lo squalo delle rotaie” (Neos Edizioni, 16,90 euro) di Riccardo Marchina. Tra le strade e i palazzoni di Borgo Vittoria, in una nebbia che sembra perenne. Bryan ha di buono che si sente vivo, pur essendo figlio di un errore, di quella volta che il suo vecchio “non ha messo la retromarcia” a letto con la giovane moldava. E idolatra più che amare Alice, una che le disgrazie delle vita le ha già viste tutte, tanto da avere i capelli striati di bianco già a quattordici anni.

C’è un’epica feroce nel modo in cui i quattro cercano di arrivare al domani. C’è il sogno del grande colpo, per esempio. Per attivare quell’ascensore sociale che mal funziona in un quartiere dove, secondo Marchina, ci si divide in “puzzoni”, ossia quelli che hanno almeno un lavoro e un’auto, e i “pezzenti”, ossia tutti gli altri, senza distinzione di provenienza, cultura, sesso, ambizione. E il colpo lo faranno, eccome, più che altro una esplosione che invece di sventrare la grande sala scommesse si farà sentire in tutto il quartiere e scaraventerà Bryan direttamente al carcere minorile. L’inferno da cui ripartire.

Senza Alice, però, che pare essere scomparsa nel nulla, inghiottita da chissà quale grande squalo della vita.

Romanzo duro, figlio più della “letteratura della crisi” che non di una epica delle periferie. Perché Torino ha zone d’ombra nelle sue periferie, in Borgo Vittoria come in Barriera, e certamente succede anche quel che capita nel libro di Marchina, ma per fortuna non succede solo questo. Torino non è Marsiglia, nonostante il protagonista finisca proprio lì per ricominciare. O perdersi definitivamente.

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