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L’EDITORIALE

Brocchette

Succo di un dibattito televisivo sulle fonti energetiche. Uno dice che dovremmo riaprire le centrali nucleari chiuse, e aprirne altre di quarta generazione come stanno facendo Stati Uniti, Cina, Francia, Finlandia, Corea del Sud e Giappone. Un altro taglia corto e dice che se anche esistessero centrali nucleari sicure esse porrebbero sempre il problema dello smaltimento sicuro delle scorie. Mi chiedo quale processo energetico, chimico, industriale non produca rifiuti (pardon, scorie) pericolosi.

Senza contare che, a differenza delle scorie (pardon rifiuti, scarti, residui del processo) nucleari, i rifiuti pericolosi di altri processi non nucleari (ossidi, particolati, composti velenosi) vanno nell’aria o nell’ac – qua, ci restano e procurano morti e malattie (a milioni). Le scorie radioattive invece vengono sigillate in “barriere ingegneristiche” (si chiamano così) e poi immagazzinate dentro altre ulteriori barriere (che si chiamano “depositi finali“). Tutto è progettato per garantire che le “barriere” funzionino per sempre. Se ci fosse la stessa cura per altri “rifiuti” (scorie non radioattive, ma pericolose e velenose di altri processi energetici o produttivi, che non hanno barriere) non sarebbe preferibile? I morti per radioattività nelle 542 centrali nucleari nel mondo, sono stati 65.

Tutti e solo a Chernobyl. Che era un impianto “folle” (solo 8 esemplari) presente solo nei confini della ex Urss. Smettiamo di fare centrali nucleari per i morti di Chernobyl? Ma quando è caduta la diga in Cina e ha fatto 5000 morti (non 65) qualche professore se n’è forse uscito gridando: “ le dighe sono pericolose, chiudiamole“? Difficile raccapezzarsi. E intanto noi battiamo le brocchette.

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