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Il Borghese

Il brillocco e la ramazza

A qualcuno capita di avere uno zio, diciamo così, un po’ svampito. E lo zio Gianni, specie quando aveva in corpo più di un quartino di rosso, poteva diventare il bersaglio perfetto per quei truffatori da paese che sceglievano i mercati per incastrare il gonzo di turno. A lui capitò un nobile decaduto (bel interpretato, mi dissero, da uno zingaro calderaio) che incontrandolo sulla via di casa un po’ traballante gli fece balenare sotto il naso un brillante (brillocco) grosso come una nocciola. Zio Gianni sussultò, fece girare l’anello tra le dita, farfugliò qualcosa. E poi di fronte alla richiesta di cinquantamila lire (negli anni ‘60 erano soldoni) disse al nobile di accompagnarlo fino a casa. I due si incamminarono così, a braccetto, verso corso Belgio. Fu, per entrambi, un errore fatale. Zia Carla ,che era alta e ossuta quanto era sveglia e manesca, intuì da subito il pericolo e, afferrata la ramazza, spazzò via i sogni di gloria di zio Gianni e le fanfaluche del truffatore. Io ero piccino, ma ricordo la nonna che raccontava, gesticolando, le gesta della sorella. Quell’episodio mi è rimasto nella memoria e viene fuori, puntuale, ogni volta che si parla di truffe agli anziani con le tecniche più disparate. E lo strascico immancabile di paura e di vergogna. Così, siccome non in tutte le famiglie c’è una zia Carla con relativo bastone della scopa, credo davvero meritoria la campagna del nostro questore a cui mi permetto di aggiungere un suggerimento per le vittime: non vergognatevi dell’accaduto, e non cadete in depressione. Denunciate i malfattori e aprite gli occhi per evitare che capitino truffe simili altre brave persone come voi.

fossati@cronacaqui.it

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