Laura Boldrini (Depositphotos)
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Braghe bianche, fòra le palanche

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Lo scoop politico di questi giorni (ramo gossip) è quello che ha coinvolto la Boldrina, difensora delle donne a parole, e nei fatti tiranna in casa sua, esigente e altezzosa nei confronti della colf, licenziata e non pagata. E anche schiavista sul lavoro, solita sfruttare e maltrattare le sue assistenti parlamentari (pagate dallo Stato), costringendole a orari assurdi, a servizi personali (come comprarle i trucchi o ritirarle i pantaloni in tintoria) e licenziandole in caso di rifiuto. Troppo ovvio, però, spernacchiarla perché predica bene e razzola male. Il fatto che i media mainstream abbiano taciuto la faccenda, emersa solo in rete e sui giornali non allineati, sottolinea la strumentalizzazione politica che la destra intende fare della gaffe boldriniana. E qui inizia la riflessione. Lo sdegno nei confronti della Presidenta è figlio del famoso espediente retorico detto “argumentum ad personam”: se non riesci a demolire le tesi di un avversario, demolisci lui. La Boldrina potrebbe aver idee giuste, pur essendo demolibile per non averle rispettate. Persino Gesù Cristo, fu incoerente: predicò il perdono e poi seccò un fico perché non dava frutti. Raccomandò di porgere l’altra guancia e poi devastò i banchetti dei cambiavalute al tempio. Eccetera. Tuttavia, anche dando valore storico ai Vangeli (cosa su cui è lecito dubitare), il messaggio globale di Gesù non viene sminuito dalle sue piccole contraddizioni. Questo dice la logica. Non Gesù. Lui la coerenza la pretendeva: scagli la prima pietra solo chi è senza peccato. Oggi direbbe alla Boldrina: “lapida il maschilismo solo se non lo pratichi personalmente”. Quindi ha ragione la destra? Bel busillis.

collino@cronacaqui.it

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