tragedia castelmagno2
Buonanotte

Botte

Marco, Camilla, Samuele, Nicolò, Elia, cinque ragazzi di Castelmagno finiti nel burrone col fuoristrada tra gli alpeggi dell’alta Val Grana per andare a vedere le stelle cadenti. Lo so che altri giovani sono morti nello scoppio di Beirut senza colpa, ma non ti puoi caricare sulle spalle tutti i lutti della terra. E poi non è una colpa stare in nove su una macchina da sei. Da giovani si fa. Sulla 600 eravamo in sette e tutti brilli, nel 1960, quando demmo il giro in alta Val Pellice. Solo il caso volle che ci rovesciassimo a monte e non a valle, altrimenti finiva come a Castelmagno. Da ragazzi ci si sente immortali, si va incontro al destino con fiducia, come mia figlia Titti quando andò a sbattere contro la palina. E dopo, a chi rimane, non serve chiedersi come e perché, né tormentarsi coi se. E’ capitato perché doveva capitare. E bon. Lasciatemeli solo piangere col cuore un po’ più gonfio. Non si dovrebbe fare differenze, davanti a Catlina, ma in quella Land Rover quei bòcia parlavan piemontese, come a Torino nessun giovane fa più. I loro genitori fanno un formaggio favoloso, e loro forse li aiutavano. Di sera però niente discoteche o movide, lassù. La botta di vita (trasformatasi in botta di morte) è stata andare a vedere le stelle cadenti. Mi sembra quasi di sentire i loro gridi eccitati “Bèica! Vard-ne là n’aotra! Andoa? Là…”. Li piango da nonno perché ho nipoti della stessa età, da padre perché mia figlia è morta come loro, da fratello perché ho fatto le stesse zingarate da giovane (e anche dopo…). Lasciatemeli piangere soltanto un po’ di più. Ne sono cadute di stelle a San Lorenzo, ma adesso in cielo ne vedo cinque nuove.

collino@cronacaqui.it

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