Violenze
Cronaca
IL PROCESSO

Botte, stupro e tentato suicidio nella famiglia della Chieri bene

La testimonianza della moglie: «Ero come un bambolotto pestato»

«Ero come un bambolotto pestato», racconta Alice in Tribunale. Ripercorre gli anni in cui il marito la insultava e prendeva a schiaffi, per poi prendersela anche col suo bambino più piccolo. Fino a quando i due si sono separati e l’altra figlia ha trovato il coraggio di denunciare il padre: così è cominciato un processo che ha scoperchiato gli abusi e i maltrattamenti che sarebbero avvenuti all’interno di una delle più note e benestanti famiglie di Chieri. Ma il marito, Stefano, nega tutto: «Mi descrivono come un mostro ma io non ho fatto nessuna di quelle cose». I nomi sono di fantasia per tutelare le presunte vittime della vicenda. Ma le accuse sono reali e Stefano rischia da tre a sette anni di carcere per i maltrattamenti in famiglia che avrebbe commesso.

In aula Alice ha ripercorso tutto davanti al giudice Federica Gallone e al pubblico ministero Barbara Badellino. Anche quando il fratello del marito ha violentato la figlia, che all’epoca aveva quattro anni: «Prima Stefano ci è stato vicino, poi è diventato prepotente e aggressivo: mi riempiva di parolacce, diceva che ero una parassita e una malata di mente. Mi aggrediva e una volta mi ha spinta contro un muro. Poi mi aspettava sotto casa, mi minacciava e mi pedinava».

A quanto pare se la prendeva anche con i figli, come hanno confermato loro stessi e i testimoni che hanno assistito alle discussioni e hanno visto i lividi: «Al maschio diceva che era un buono a nulla – riprende la moglie, assistita dall’avvocato Beatrice Rinaudo mentre la figlia si è affidata a un altro legale, Giovanni Giaretti – Lui aveva paura, poi ha iniziato a rispondergli e Stefano reagiva con le botte». Anni fa il ragazzo ha anche tentato il suicidio. Nel biglietto d’addio si è rivolto direttamente al padre: «Spero che ti entri in quella testa malata che tuo figlio è morto maledicendoti e ricordando tutte le volte che hai pestato me, mia madre e mia sorella».

Stefano respinge ogni accusa: «Io non ho fatto nulla». Il giudice lo incalza, gli chiede se intende dire che moglie e figli si sono inventati tutto o che hanno qualche secondo fine: «Non so darmi una spiegazione, sono sconvolto. Può essere che dietro ci siano dei motivi economici: mia moglie mi minacciava di portarmi via i figli se non fossi riuscito a mantenere il tenore di vita che voleva lei».

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