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IL CASO

Il boss mafioso aveva la casa popolare. Tradito dalla telefonata: «Ho un’arma»

Salvatore Ercolano si era presentato in aula al maxiprocesso di Palermo con le labbra cucite

Pensione minima e 50 metri quadri di casa popolare nell’estrema periferia torinese, a pochi passi da San Mauro. Un condominio Atc dal quale si vede anche Superga ma lui non ha questa fortuna perché il suo balcone si affaccia dall’altro lato, sul cortile. È questo il “rifugio” scelto per la propria seconda vita da Salvatore “Turi” Ercolano, nato a Catania 71 anni fa. Un nome che subito non dice molto ma che in realtà è talmente famoso da essere diventato anche il personaggio di un film: Ercolano infatti è il boss che durante il maxiprocesso alla mafia di Palermo degli anni ‘80 si presentò in aula con le labbra cucite con una spillatrice. Una scena talmente iconica da venire riproposta anche nel film il Traditore di Marco Bellocchio con Pierfrancesco Favino nei panni di don Masino Buscetta.

Turi Ercolano, cugino di Nitto Santapaola e membro di spicco della famiglia Ercolano-Santapaola, originariamente condannato all’ergastolo, era uscito dal carcere di Sulmona nel 2013 dopo aver scontato più di 30 anni.

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