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EDITORIALE DEL GIORNO

Borse e cestini

La Borsa di Milano lascerà la sua storica sede di palazzo Mezzanotte, in Piazza Affari, dopo quasi un secolo? Chissà. La Camera di Commercio di Milano, proprietaria dei muri (19000 mq su sei piani) ha disdetto la locazione e bandito un’asta con base 6 milioni e 850mila euro l’anno. Ma Euronext, proprietaria da 4 anni della borsa milanese, quasi di certo se ne andrà, tenuto conto che la nuova dimensione telematica degli scambi non richiede più grandi spazi. In più, la tendenza odierna è quella di spostare dal centro (scomodo, caro e senza parcheggi) i grandi uffici. Lo provano i due nuovi grattacieli di Torino (Intesa e Regione). Ma c’è un’altra storia di affitti degna d’esser raccontata. Porta Palazzo muore anche per il rincaro degli spazi commerciali (stalli all’aperto, box al coperto, negozi ai lati) da parte del Comune. Tra i negozi del contorno, sul lato delle Torri Palatine, c’è stata dal 1890 al 2014 la cesteria del peso, dei fratelli Unia. Pagavano 1200 euro al mese. Il comune diede disdetta, e ne pretese 2000. I fratelli contrattarono fino a 1500, poi si arresero e si trasferirono in Lungodora Voghera. Il negozio rimase sfitto per due anni. Poi lo presero degli arabi che non pagavano mai l’affitto. Ci vollero altri tre anni per sfrattarli, finché il Comune lo diede all’attuale gerente, extracomunitario, per 1000 euro al mese, la metà di quello che pretendeva dagli Unia 10 anni fa. Così il Comune amministra i suoi beni. Manda via inquilini piemontesi che hanno sempre pagato puntualmente l’affitto da 124 anni, per tenere i locali vuoti o affittarli a metà prezzo ad extracomunitari che non pagano. Tutto ciò sarà anche terzomondista, arcobalenico e solidale, ma è da mentecatti.

collino@cronacaqui.it

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