esplosione ucraina guerra
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Bombe proibite e stragi ovunque

Tornano ancora una volta le bombe proibite sul martoriato territorio dell’Ucraina. Quelle “a grappolo” che esplodendo lasciano partire raffiche di schegge che devastano tutto ciò che sta loro intorno, per decine e decine di metri. Un anello di fuoco responsabile, a quanto si apprende, di una vera strage di civili, oltre che di militari. E se per questi ultimi il comando delle armate ucraine impone il silenzio, per uomini, donne e bambini, le cifre si conoscono. Anche se per difetto. I dati delle uccisioni verificate parlano di 3.153 vittime, dato confermato dall’ufficio Onu per i diritti umani (Ohchr), dall’inizio dell’invasione russa del 24 febbraio. E tra questi vi sarebbero 219 bambini uccisi e 405 feriti, molti in maniera grave. Cadono le bombe che le convenzioni internazionali hanno proibito proprio per gli effetti devastanti e, ancora una volta, ad essere colpite sono zone residenziali, secondo la logica che a pagare devono essere sempre gli innocenti. Colpite le città di Mykolaiv, già pesantemente bombardata in questi 68 giorni di guerra, ma anche Odessa e Kherson. Bombe e missili, sparati da postazioni di terra e, per la città costiera, anche dal mare. Intanto il comando di Kiev fa sapere che la propria artiglieria avrebbe colpito duramente due imbarcazioni da guerra russe che incrociavano davanti alla costa prospiciente Odessa. Poco cambia nella strategia dello zar che, ormai è chiaro, punta alla cancellazione della vita civile in Ucraina, mirando alla devastazione di fabbriche, uffici e residenze private. Ciò che appare dalle fotografie, testimonianze inoppugnabili della ferocia delle truppe russe e dei battaglioni mercenari, disegna una mappa dell’orrore e consente di fare stime – anche se approssimative – dei danni patiti. Qualcosa che il presidente Zelensky valuta in oltre 50 miliardi di euro, dieci soltanto per le infrastrutture. Ma al di là delle devastazioni, a preoccupare è la situazione umanitaria che in Ucraina continua a peggiorare. In totale sarebbero quasi 16 milioni le persone ad avere bisogno di assistenza, tra cui 3 milioni di bambini. E questo soprattutto per le pesanti devastazioni degli ospedali, visto che gli osservatori parlano di 164 attacchi contro l’assistenza sanitaria. Di qui la mancanza di strutture efficienti delle quali, pur con gli aiuti fatti pervenire al paese sotto attacco per un valore di circa 18 milioni di dollari, non si può più fare a meno. In sintesi, la gente muore anche per le malattie che potrebbero richiedere interventi di routine. Manca tutto, e non solo nella disgraziata acciaieria Azostal di Mariupol dove la situazione è da girone infernale, ma nelle città e soprattutto nei paesi più remoti e nei villaggi contadini, dove le truppe russe hanno razziato persino le scorte di grano. A questo proposito va segnalato un attacco missilistico che ha colpito e distrutto un deposito di grano e altri cereali nella regione ucraina di Dnipropetrovsk. Così all’emergenza bellica si unisce la carestia provocata dalle razzie e dai bombardamenti. Una guerra dal doppio binario che avrebbe spinto gli osservatori stranieri, e in particolare gli agenti inglesi infiltrati sul territorio, a fornire agli alti comandi britannici delle informative che farebbero supporre che Putin abbia l’intenzione di dichiarare una vera e propria guerra totale all’Ucraina, annunciandola nella grande manifestazione del 9 maggio in occasione della celebrazione della vittoria russa contro le truppe tedesche nell’ultima guerra mondiale. Una strategia negata dall’inossidabile ministro degli esteri Lavrov, il quale ha ribadito ancora una volta che «non è intenzione di Mosca spodestare lo stesso Zelensky», salvo poi ribadire le minacce dello zar contro le nazioni nemiche (Italia compresa) con «mezzi bellici che gli avversari non hanno ancora», spiegando che non si tratta di armi nucleari, bensì di missili ipersonici. Una sventagliata di parole lasciata partire durante un’intervista ad una rete Mediaset nel corso della quale ha poi dichiarato che il presidente ucraino Zelensky è portatore di idee antisemite e naziste, benché ebreo. «Ma questo non significa niente, anche Hitler», ha detto ancora Lavrov, «aveva origini ebraiche». Una provocazione pesantissima anche nei confronti dello Stato di Israele.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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