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«I blocchi delle auto non bastano: più alberi per abbattere lo smog»

Il professor Mannucci della Fondazione Veronesi: «Olmo e frassini sono perfetti»

Olmi, aceri e tigli contro lo smog. È questa la soluzione “verde” proposta dal professor Pier Mannuccio Mannucci, docente di medicina dell’Università di Milano e membro del comitato scientifico della Fondazione Umberto Veronesi. Laddove i blocchi auto non sembrano riuscire nell’impresa di abbattere gli inquinanti e l’ammodernamento delle caldaie appare lento e poco efficace, una soluzione potrebbe essere quella di investire sul verde, in casa e fuori.

È quasi un mese ormai che Torino vive avvolta in una nuvola di smog irrespirabile e i valori previsionali di Arpa (Agenzia regionale per la prevenzione ambientale) preannunciano ulteriori sforamenti delle polveri sottili oltre il limite di guardia. In questo contesto, in città è scattato il semaforo viola che blocca la circolazione di tutti i mezzi diesel fino alla motorizzazione Euro 5.

«Diminuire il numero delle macchine in circolazione è possibile – ammette il professor Mannucci – ma l’incidenza dei blocchi auto sulle polveri presenti nell’aria è poca. Abbiamo visto che i miglioramenti avvengono in tempi molto lunghi». A riprova che i blocchi auto non sono scientificamente la panacea di tutti i mali il professore aggiunge: «La situazione è sicuramente migliorata rispetto 20 anni fa, ma è ancora molto drammatica».

A non convincere poi è l’intero sistema entro cui vengono letti i dati relativi agli inquinanti. «Ci vantiamo che la concentrazione media delle polveri sia diminuita, ma ignoriamo completamente il problema dei picchi, che si stanno verificando in maniera sempre più frequente e possono determinate aritmie cardiache e morti improvvise».

Si può fare poco anche per quanto riguarda la questione dei riscaldamenti obsoleti, secondo l’esperto. E quindi? «Il problema, va da sé, non è facile da risolvere – riflette Mannucci -. La cosa più utile è capire che cosa realisticamente può essere fatto, anche a livello individuale». Così entrano in gioco le piante, capaci di ridurre il biossido di azoto (No2), l’ozono (O3) e il particolato (Pm10) presenti nell’aria. «L’esposizione al verde – spiega il professore – è associata a numerosi benefici in termini di frequenza cardiaca, pressione arteriosa diastolica, colesterolo, nascite premature, diabete e riduce la mortalità cardiovascolare del 16%».

In questo senso, avrebbero un ottimo potere “disinquinante” l’olmo, il frassino comune, il tiglio, l’acero riccio, la betulla verrucosa e il tiglio. «Anche in casa, come in ufficio e nelle scuole, è possibile prendere delle precauzioni che permettono di tutelarsi».

Per illustrare i benefici del verde sulla salute delle persone, il professor Mannucci interverrà, insieme al collega Ennio Cadum, direttore del dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria di Pavia, all’incontro “Aria Inquinamento e Salute organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi”, in programma per il prossimo venerdì al Circolo dei Lettori.

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