polizia spaccio barriera
Cronaca
I controlli anti droga della questura

Blitz e retate a Barriera: in cella 90 spacciatori, in molti sono già liberi [VIDEO]

Le telecamere della polizia filmano lo spaccio nelle strade, ma gli arresti differiti sono bocciati dal Gip

Sono 83 i pusher arrestati in una ventina di giorni dalla polizia nel solo quartiere Barriera di Milano. È questo il risultato di un’attività di sicurezza urbana iniziata prima dell’estate e che, almeno sul piano numerico, avrebbe posto un durissimo colpo all’organizzazione criminale che spaccia sostanze stupefacenti in uno dei quartieri a rischio della città. Ma il condizionale è d’obbligo perché nella periferia Nord di Torino la situazione è più o meno la stessa di prima. Nei giardinetti di via Montanaro, in quelli in prossimità di corso Palermo all’angolo con corso Giulio Cesare, non è cambiato pressoché nulla. Stessa cosa anche ai giardini Madre Teresa di Calcutta, in corso Principe Oddone (specie quando calano le tenebre) e nelle altre vie dove da sempre si compra la droga: da corso Vercelli fino alla Spina. Il questore di Torino Vincenzo Ciarambino ha voluto rendere noti i dati per sottolineare «l’impegno della questura anche in questo ambito», nonostante molti di questi spacciatori siano già in libertà. In particolare, nei giorni scorsi, su delega della procura, la squadra mobile aveva eseguito 12 provvedimenti di arresto nei confronti di altrettante persone. Questi dodici arresti sono stati convalidati dal Gip del Tribunale che però «per la lieve entità degli episodi commessi», ha disposto per tutti la misura cautelare, per alcuni dell’obbligo di firma e per altri del divieto di dimora in città. Insomma, un po’ come andare a caccia con le frecce spuntate o con la doppietta caricata a salve, perché la polizia arresta i pusher e il giudice li rimette in strada. Un corto circuito dovuto, sia chiaro, non per l’eccessivo zelo degli agenti e per il buonismo dei magistrati, ma a causa di una legislazione carente e lacunosa. «Il fenomeno dello spaccio è spesso segnalato dai residenti – spiegano in questura – e segnalato sui social con foto e video, ma non è altrettanto facile cogliere in fragrante gli spacciatori che sanno benissimo come eludere i classici controlli». Per questa ragione gli investigatori della squadra mobile, hanno usato una strategia investigativa di più ampio respiro. «Hanno studiato le piazze, gli incroci diventati “negozio” abituale della droga, gli spostamenti degli spacciatori, i covi in cui tenevano il grosso della sostanza, attenti sempre a girare con il minimo delle dosi necessarie alla consegna. A volte i pedinamenti di un singolo spacciatore duravano tutto il giorno». Uno dei tratti di Barriera più battuti dagli investigatori è stato quello di corso Palermo, nella zona compresa tra via Malone, via Sesia e via Scarlatti. Qui gli investigatori hanno installato delle telecamere per «cristallizzare il fenomeno e attestare le singole condotte criminose», si legge in una nota della questura. Le apparecchiature video hanno scattato una precisa fotografia della piazza di spaccio. Comunque sia, pusher in gatta buia o meno, gli spacciatori continuano a farla da padroni in strada, sostituiti in poche ore (quando sono dentro) da decine di disperati che vivono come fantasmi nelle periferie della grande città.

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