blitz corso regina
Cronaca
IL CASO

Blitz all’alba nel fortino dei pusher: inquilini barricati con le inferriate [VIDEO]

Al setaccio il palazzo di corso Regina dove la scorsa settimana hanno cercato di uccidere un poliziotto

La polizia è tornata nel fortino degli spacciatori e questa volta, per non correre rischi, l’ha fatto in forze. Decine di agenti ieri mattina all’alba hanno compiuto un blitz nell’edificio di corso Regina Margherita 162, a due passi dal Rondò della Forca, dove la scorsa settimana si era scatenata una rivolta durante l’arresto di uno spacciatore. Con l’ausilio dei cani antidroga, hanno passato al setaccio cantine, appartamenti, scale e ballatoi, oltre a identificare ed esaminare i documenti di tutti i presenti.

Gli agenti della squadra mobile e delle volanti, come prevedibile, si sono mossi in una situazione di profondo degrado. Sporcizia, muri che cadono a pezzi, allacci abusivi alla corrente elettrica in un palazzo di ringhiera dove molti hanno ancora il bagno in comune. Un palazzo con i residenti sostanzialmente divisi in due: da un lato, chi lo usa come punto di appoggio per il traffico di droga e, dall’altro, chi prova a resistere nonostante tutto, a costo anche di barricarsi dietro una inferriata. Il blitz è nato dall’episodio della scorsa settimana, quando una ventina di persone corsero in aiuto di uno spacciatore arrestato dalla polizia: una vera e propria aggressione che solo per un caso non si concluse in dramma, visto che i rivoltosi cercarono di impossessarsi delle pistole d’ordinanza degli agenti e tentarono di scaraventare uno di loro giù dal balcone. Molto diversa l’accoglienza riservata agli agenti ieri, sia per l’enormità delle forze schierate dalla questura, sia perché nel frattempo gli spacciatori – intuito cosa sarebbe accaduto – sembrano aver abbandonato il campo. Dal palazzo infatti i maghrebini sono quasi del tutto spariti, a parte chi è in regola e la mamma dello spacciatore che scatenò la rivolta, accompagnata anche lei in questura per i controlli del caso. Con loro, una cinquantina tra centroafricani, sudamericani, bengalesi e, quasi a sorpresa, italiani. Come Luigi Scannelli, pensionato 78enne che in questo palazzo ha trascorso gran parte della sua vita: «Sono venuto a vivere qui negli anni ‘60 – racconta – ero uno dei tanti meridionali emigrati a Torino in cerca di lavoro. All’epoca qui c’erano solo calabresi e siciliani e si stava bene. Le cose sono precipitate all’inizio degli anni 2000, quando sono arrivati “loro”. La vita è diventata difficile, anche se fino all’altra settimana non ci sono mai stati episodi di violenza. Però basta guardarsi intorno per capire come viviamo». Luigi vorrebbe andarsene, ma non può. «Qui di affitto per un bilocale con bagno esterno pago 110 euro al mese. Non posso permettermi di più e dove lo trovo un altro appartamento a quel prezzo?». Tra gli italiani, non ci sono solo pensionati: gli agenti hanno identificato alcuni studenti universitari fuori sede. E con loro ci sono anche maghrebini che però a spacciare non ci pensano proprio: lavoratori ben integrati che qui hanno cresciuto la famiglia. Come Somorros Belgassem, muratore di 63 anni, che all’ultimo piano ha comprato e restaurato due appartamenti: «In tutto ho speso 73 milioni di lire a fine anni ‘90 ma poco dopo le cose hanno cominciato a peggiorare, così ho costruito anche quella – dice indicando una inferriata sul pianerottolo -. Di notte la chiudo, così gli spacciatori non possono salire quassù».

In tutto la polizia ha identificato 50 inquilini, di cui 20 pregiudicati e 5 richiedenti asilo. In cantina sono state trovate modiche quantità di cocaina, hashish e marijuana. Sono in corso verifiche su allacci abusivi e eventuali carenze igienico-sanitarie. Un’operazione che ha raccolto il plauso anche del Siulp: «È una risposta giusta ed efficace – sostiene il segretario, Eugenio Bravo – che testimonia la forza dello Stato esercitata legittimamente attraverso un oculato utilizzo delle forze dell’ordine».

IL VIDEO del blitz in corso Regina Margherita:

LEGGI ANCHE:

Poliziotti circondati e pestati: la rivolta per salvare il pusher

Condividi sui social:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo