ONE LOCATION

Blindati al Bit per la fiction Rai: ecco come il Covid cambia i set

Da “I primi anni”, con gli attori chiusi al Campus, agli interni della Filippi

Più forte della paura. È il pragmatismo con il quale la produzione torinese Showlab di Alfio Bastiancich ha deciso di iniziare le riprese di “I primi anni”, la docufiction per Rai Gulp dedicata al primo anno di liceo di 14 adolescenti e che si rifà all’omonimo format olandese. Pur di realizzare il progetto, la produzione ha deciso, infatti, di blindare i ragazzi, con genitori al seguito, all’interno del Bit di corso Unità d’Italia che fino a fine agosto sarà, oltre che la location, la casa dell’intera troupe.

«Esatto – spiega Bastiancich– e nessuno di loro potrà mettere il naso fuori. Al Bit ci sono tutte le comodità per far sì che ai giovani attori e alle famiglie non manchi nulla. Prima di entrare a ognuno di loro è stato fatto il tampone, il set è sicurissimo, troppo rischioso farli andare a spasso per la città». La fiction, una sorta di “Skam Italia” con protagonisti più giovani e un copione che lascia spazio all’improvvisazione, andrà in onda in 52 puntate da 12 minuti ciascuna a partire da novembre.

“I primi anni” è l’esempio perfetto di quanto il Covid abbia cambiato l’approccio al lavoro dei registi e delle troupe. Si è chiuso giovedì il set di “Sul più bello” di Alice Filippi, primo a ripartire in città con l’appoggio di Film Commission Torino Piemonte. Tutta la prima settimana di lavoro (sulle cinque totali previste) è stata girata nella casa della protagonista. «Con il nuovo protocollo di legge e questa nuova situazione mai successa prima va tutto controllato nel dettaglio», racconta la scenografa del film, Francesca Bocca. ù

«Tutta la troupe ora si deve muovere in un certo modo, noi eravamo sottoposti a test sierologico ogni due settimane, attori, costumisti e parrucchieri erano controllati ogni due giorni. Poter avere un’unica location in cui lavorare è stato quindi un grande aiuto, potevamo controllare ogni aspetto con calma e con la giusta attenzione».

Bocca è una delle scenografe più stimate del cinema italiano e non è nuova a lavorare in film pensati in un unico luogo di svolgimento: si pensi a “Dopo Mezzanotte” (girato dentro la Mole Antonelliana) e “Tutta colpa di Giuda” (in gran parte nel carcere delle Vallette) diretti da Davide Ferrario, o all’horror dello scorso anno “The Nest – Il Nido” di Roberto De Feo, ambientato in una villa isolata del Parco La Mandria. «Sono tutti molto diversi tra loro ed è sinceramente un caso che mi sia capitato così spesso di lavorare su set “unici”, lo assicuro», spiega Bocca.

«Ammetto che è una situazione che offre tanti vantaggi a chi fa il mio mestiere. Posso concentrarmi meglio sui particolari e non si ha l’esigenza di montare e smontare ogni giorno per cambiare ambiente. Molto tempo perso in meno e una programmazione del lavoro più agevole: è più facile migliorare le scene procedendo così».

Ma se oggi, causa coronavirus, questo modo di impostare i film sta diventando la nuova normalità, esistevano anche in passato esperimenti di questo tipo in cui il set diventava un ulteriore protagonista della storia: ad alcuni di questi titoli è dedicato il mini-ciclo One Location a Cinema a Palazzo Reale, che stasera alle 22 proporrà “Il vizietto” con Ugo Tognazzi e domani “Il terrore corre sul filo” di Anatole Litvak.

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