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Biglietto razzista al ristorante, si fanno avanti i responsabili

Hanno pagato il conto ma sono stati denunciati: sono sei ragazzi tra i 15 e i 19 anni
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Giovedì sera si sono presentati nel locale in tre, con i genitori, e hanno saldato il conto, ma non è bastato per evitare la denuncia, per loro e i loro altri tre amici, per “insolvenza fraudolenta” e “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

A finire nei guai sono sei ragazzi tra i 15 e i 19 anni, che martedì sera hanno mangiato sushi al Majide di Ciriè e, al momento di pagare il conto sono scappati lasciando un biglietto sul tavolo che ha colpito profondamente il ristoratore: “La puttana di tua mamma, cinesi di merda ci avete portato il covid”.

Davide Hu, titolare del locale di via San Maurizio 60/64, che propone cucina giapponese e cinese, è andato a denunciare l’accaduto ai carabinieri di Ciriè e la vicenda è diventata un caso di rilevanza nazionale. «Mi ha contattato anche l’ambasciata cinese per chiedermi cosa fosse successo» rivela Hu.

I fatti in breve sono questi. Martedì sera sei ragazzi si sono presentati nel suo locale per mangiare, verso le 21. Hu li ha fatti accomodare nel dehors, dove sono stati raggiunti da un settimo amico, che ha solo bevuto un paio di birre e non ha mangiato sushi con la formula “All you can eat”, ovvero ordinando tutto quello che si vuole.

Quand’era il momento di pagare, i ragazzi hanno chiesto il conto alla cameriera e, mentre lei entrava nel locale per farselo fare, si sono dileguati, lasciando il biglietto offensivo sul tavolo. Un biglietto che ha fatto arrabbiare non poco Hu: «Non è il conto non pagato che mi ha infastidito così tanto, ma quel messaggio che se la prende con tutta la comunità cinese. Per me è inaccettabile».

Per questa ragione il titolare ha sporto denuncia nella stazione locale dei carabinieri e ben presto sono venuti a galla i colpevoli. Quattro ragazzi si sono presentati spontaneamente in caserma a Ciriè con i genitori che hanno promesso che avrebbero saldato il debito, mentre altri due sono stati rintracciati dagli uomini dell’Arma.

Giovedì sera, infatti, in tre sono andati a pagare il conto di 180 euro, ma per Hu non è ancora abbastanza. La ferita dell’offesa resta aperta: «Non si è fatto avanti l’autore del biglietto. Vorrei sapere chi l’ha scritto e vorrei che chiedesse scusa a tutta la mia comunità per le offese che ci ha fatto, se andasse così potrei anche pensare di chiudere qui la vicenda» confessa.

Ieri sera, mentre il giornale andava in stampa, era in programma un nuovo incontro tra il titolare del Majide e i ragazzi per arrivare alla confessione del colpevole e alle scuse tanto attese quanto auspicate dalla comunità cinese.

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