bici lanciata murazzi
Cronaca
E’ ancora grave Mauro, lo studente ferito

Bici lanciata ai Murazzi, ci sono tre sospettati. E spunta un altro video

Un gruppo di ragazzi è stato ripreso dalla stessa telecamera che inquadrò, nel 2019, l’assassino del giovane Stefano Leo

Un’azione commessa in gruppo. O meglio, in branco. Da almeno tre persone. Tre ragazzi che si intravedono, in un video, mentre si sporgono dalla balconata verso i Murazzi, proprio sopra al locale The Beach, nell’orario in cui una bici elettrica è stata scagliata sulla folla che si trovava davanti al locale. È un’immagine che potrebbe rivelarsi fondamentale, quella ripresa dalla telecamera che si trova su lungo Po Luigi Cadorna, quasi all’angolo con corso Maurizio. Ne filmato, acquisito dai carabinieri, si vede la folla della movida che popola la via, tra venerdì e sabato notte scorsi. In particolare, ci sono tre persone che si sporgono dalla balconata sopra al The Beach. Fanno movimenti strani, guardano giù. Forse stanno insultando la folla sottostante, forse hanno appena lanciato qualcosa. O stanno per farlo. Potrebbero essere ubriachi, o sotto effetto di droghe. Sono solo ipotesi. Ma potrebbero essere loro i membri del gruppo che ha quasi ucciso Mauro, lo studente di medicina di 23 anni, travolto dalla bici e ricoverato in rianimazione al Cto di Torino. La posizione di quelle sagome, le loro movenze e l’orario del video sono compatibili col delitto – il tentato omicidio – su cui indagano i carabinieri, coordinati dalla pm Livia Locci. L’inchiesta è appena iniziata, e la speranza, da parte degli inquirenti, che qualcuno si metta una mano sul cuore – o sulla coscienza – per raccontare (anche protetto dal segreto) alle forze dell’ordine cosa ha visto quella notte, è forte. I casi come questi si risolvono con la collaborazione di tutti. E quella notte i Murazzi erano pieni. Una bici lanciata giù non passa inosservata. La forza con cui è stata gettata è tale che si ipotizza che siano almeno due o tre gli autori dell’azione folle. E il filmato del video che immortala almeno tre ragazzi protesi verso il locale è uno spunto importante. A riprenderli, è stata la stessa telecamera che immortalò, il 23 febbraio 2019, il killer di Stefano Leo, il commesso biellese ammazzato sulla passerella pedonale di lungo Po Machiavelli. L’occhio elettronico aveva inquadrato l’assassino, Said Mechaquat, mentre arrivava sul luogo dell’omicidio e nella fase di fuga. Adesso, gli inquirenti sperano che anche per il caso dello studente gravemente ferito, un aiuto, se non la svolta, possa arrivare dalle telecamere. C’è, inoltre, ancora una sottile analogia tra i due casi, al di là del luogo: il movente. La vittima non conosceva l’aggressore. Leo non aveva mai visto il tunisino, che in un primo momento aveva detto: «L’ho ammazzato perché aveva un’aria felice». Secondo quanto risulta finora, nemmeno Mauro, studente modello di origini siciliane, conosceva il gruppetto che gli scagliò addosso la bici. Mauro era fuori dal locale con gli amici. Per una birra. Le persone che lo hanno quasi ucciso avrebbero lanciato la bici, come un’arma, sulla folla, sapendo di colpire, una o più persone, a caso. Il motivo per ora resta ignoto.

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