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IL CASO

«Ho bevuto e poi non ricordo nulla»: sei inchieste sulla droga dello stupro

Le vittime raccontano gli stessi particolari, ma le pasticche comprate sul dark web non lasciano tracce

Le descrizioni delle vittime sono simili. Ripercorrono lo stesso copione: «Ho bevuto, ho ingerito qualcosa. Quando mi sono svegliata, non ricordavo più nulla. Mi sentivo confusa, stordita, poco lucida». Sono gli effetti di quelle che vengono chiamate «droghe dello stupro» e che, in parte, appartengono al gruppo delle nuove droghe sintetiche. Ogni anno se ne scoprono un centinaio.

Sono sempre diverse, fabbricate con molecole nuove in laboratori olandesi o nell’Est del mondo. Diffusissime tra i giovani, sono facilissime da reperire: spacciate attraverso chat che non lasciano tracce o comprate nel dark web, il mondo oscuro di internet. Sempre più spesso i racconti di ragazze che subiscono molestie riportano passaggi che fanno presumere che siano state drogate a loro insaputa.

Inodori, insapori, facili da diluire nei drink, le «droghe dello stupro» come la «Ghb» o la «Scoop» sono infide perché è quasi impossibile accorgersi di averle prese: sono invisibili.

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