Il ministero della bellezza
Libri
AUTORI TORINESI

Benvenuti nel tempo della Callistocrazia dove il parrucchiere-censore detta legge

Una società regolamentata solo da canoni estetici

Prendete un personaggio di successo nel suo lavoro, un imprenditore, fatelo diventare un guru di una nuova società, alla fine mandatelo in politica e poi non stupitevi di quello che combina con il potere. Vi pare di aver già sentito storie simili? Di averci vissuto in mezzo? Beh, pensate anche che il peggio può sempre arrivare.

Prendiamo un parrucchiere di successo, un geniale maestro di taglio che non si limita a fare il suo lavoro ma impone dei canoni di bellezza, dei paletti veri e propri e per chi non vi rientra sono dolori. Nasce così la Callistocrazia, con tanto di adeguato ministero della Bellezza, ovvio in carico al nostro succitato parrucchiere, che detta una linea a tutto il governo, con il Paese che, complici social e influencer ante litteram, si adegua, accetta. Tutto regolato dai canoni di bellezza, persino quella delle automobili per decidere la precedenza agli incroci: l’accesso ai luoghi di lavoro, ai centri aulici della città – chi non è abbastanza bello o curato può farlo a pagamento, oppure infilandosi un sacchetto sulla testa – fino ad arrivare a nuove professioni, come quella degli avatar palestrati, depilati, ben vestiti che sostituiscono chef e ristoratori non telegenici, scrittori con troppe maniglie dell’amore e pochi capelli, avvocati e via dicendo.

Ecco, se non fosse una storia di una decina di anni fa, “Il ministero della Bellezza” (Las Vegas, 15 euro) di Marco Lazzarotto avrebbe echi ancora più sinistri. Nel romanzo, l’alter ego di Lazzarotto, torinese classe 1979, è uno scrittore che si trova impossibilitato a pubblicare perché non è abbastanza in linea con la Callistocrazia e la sua lotta per l’approdo in libreria (dove si vendono abiti eleganti, adesso) è una divertente e tragica odissea, tra gli avatar, i modelli letterari, il “tradimento” della sua compagna convertitasi al nuovo credo, resistenza umana nei palazzi abbandonati, fino alla nuova forma dei libri della Callistocrazia: belli, bellissimi, ma se provate ad aprirli…

Non aggiungiamo altro, non facciamo filosofia o commenti sui valori estetici imposti. Solo un dettaglio: il maestro di taglio, il tonsore-censore regolatore di ciò che è bello, è cieco.

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