Bengodi, concetto relativo

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Un amico che va spesso in Africa per lavoro mi ha raccontato un particolare significativo. Nei locali pubblici, anche in Africa centrale, i televisori ricevono via satellite le reti occidentali, seguite da pochi avventori tra l’indifferenza generale. Le più guardate sono quelle di sport, col calcio in testa. Tuttavia, anche durante queste, la gente chiacchiera e molti avventori continuano a dedicarsi ai fatti loro. Ci sono però dei momenti “magici” in cui cala il silenzio e tutti si volgono al teleschermo: è quando passano gli spot. La pubblicità è una scienza esatta in cui nulla è lasciato al caso. Tutto è studiato nei minimi dettagli per attrarre l’attenzione, per risultare positivo e affascinante: colori, musica, voci, ambienti, testi, gesti, atmosfere. Quelli che negli spot bevono un drink sono sempre giovani e belli, ridono e si scambiano ammiccamenti, pacche, richiami allegri. Non c’è mai un imbronciato, una racchia, un obeso. E’ un mondo ideale, finto come quello delle fiction, dove il protagonista trova sempre il parcheggio davanti al luogo dove deve andare. Non esistono code, attese, contrattempi. E’ questo che affascina gli africani. Un mondo senza poveri, felice e colorato, allegro e ricco, dove tutto funziona. Ed è quello che credono di trovare quando partono per venire qui dalle loro bidonvilles e dalle loro cene a radici bollite. Purtroppo è un falso, e le “risorse” se ne accorgono quando arrivano. Ma è sempre meglio del loro. Qui fa freddo d’inverno, ma (per ora) si può ancora guadagnare in un giorno di questua quanto da loro in un anno. Le cure sono gratis, il cibo e i trasporti anche, i vestiti e le scarpe li regalano, le case si occupano. Non partireste, voi?

collino@cronacaqui.it

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