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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Bene capti sumus (soma bin ciapà)

Miei/mie car* let/tori-trici, se siete ben svegl** e sopportate le cazz/fig/ate già di prim* mattin*, sentite quest*. D’ora in poi gli/le alliev* del Liceo Cavour di Torino troveranno tutt* i/le comunic/ati/zioni destinati agli/alle student/i/esse e ai/alle loro genit/ori/trici scritt* in questo modo/maniera rispettos* dell’identità femmin/masch/ile, come auspicat* dal Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca). Credo che se mi mettessi a scrivere i miei Buonanotte in questo modo mi dareste del pazzo. Eppure non è fantasia. Il Liceo Cavour, il glorioso liceo dove io ho studiato, primo classico di Torino nelle graduatorie sulle performance degli studenti oltre che colonna storica dell’istruzione torinese, ha deciso di adottare questo linguaggio idiota per aderire a “Noi siamo pari”, progetto del Miur per lavorare sui temi dell’inclusione di genere. E quindi ha stabilito nel regolamento di Istituto che per tutte le comunicazioni (interne, esterne, individuali o collettive) dovranno essere utilizzate parole che non escludano e non taglino fuori nessuna persona. E’in arrivo un’orgia di barrette e asterischi da far impallidire i geroglifici. Ed è solo l’inizio. Presto sarà avviata la procedura per intitolare la scuola non al solo Cavour (maschio), ma anche a Virginia Oldoini contessa di Castiglione (femmina), a Pasolini (gay), a Saffo (lesbica) e a Socrate (bisex), in attesa di trovare un illustre trans da aggiungere alla cinquina. Fatto ciò, il liceo classico Cavour/Oldoini/Pasolini/Saffo/Socrate chiederà il trasferimento in altro edificio non costruito in stile razional fascista come quello attuale. Si prega di vomitare negli appositi sacchetti.
collino@cronacaqui.it

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