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Buonanotte

Belve senza colore

È evidente che gli assassini di Colleferro (descritti dai compaesani come prepotenti, provocatori, picchiatori abituali, consumatori e spacciatori di droga) erano in preda alla coca o ad altre sostanze capaci di moltiplicare fino al parossismo l’irritabilità e l’aggressività. Ma non erano picchiatori professionali. Solo tronisti mancati, bulli palestrati e ipertatuati che avevano eletto la guapperia a stile di vita. Spaventare, sottomettere, vivere di lussi e tracotanza era l’esistenza facile che avevano spavaldamente scelto. Ma non erano, ripeto, picchiatori professionali. Quelli la camorra li sceglie fra le persone più controllate, perché devono sapersi fermare al grado di violenza ordinato dal boss. Con freddezza. I quattro di Colleferro invece si sono comportati come belve fuori controllo. No mafia, no politica. È inutile che una certa parte (che li ha già nominati fascisti in pectore) cerchi di strumentalizzare anche la morte di un ragazzo innocente scavando nel passato dei suoi assassini, nei loro post sui social o nelle loro foto per trovare qualcosa (una testimonianza, un simbolo tatuato, un braccio teso, una frase) che li possa far definire razzisti, o almeno di destra. Non banchettate sui cadaveri, iene! Siete voi che li volete presto liberi, quei bastardi, mentre l’Italia moderata, il popolo sincero, freme d’indignazione e grida “metteteli al muro” o “chiudeteli in galera e buttate via la chiave”. Invece saranno davvero presto liberi, grazie al garantismo di una parte politica che ha fatto del “nessuno tocchi Caino” il suo slogan. Non lo toccheranno, Caino, dopo un giusto processo. State pure tranquilli. Ma voi non mettetegli la camicia nera prima.

collino@cronacaqui.it

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