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Bella storia con morale

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Mio padre fabbricava e vendeva ai pasticceri robe di carta, cabaret, pirottini, pizzi sottotorta. Questi ultimi li compravano anche i grandi alberghi. Un giorno del 1955 il direttore di uno di essi disse a mio papà: “Senta, Collino, lei le macchine le ha. Mi faccia questo registro. Lo compro a Bolzano da X, ma tarda sempre nelle consegne. Purtroppo X è l’unico in Italia ad avere tutta la modulistica alberghiera. Se lei me lo fa ne compro una scorta per 10 anni e spargo la voce in modo che lei venda il resto”. Mio padre accettò. Copiò. Vendette. X lo citò per plagio. Mio papà andò dall’avvocato, che gli disse: “Niente da fare. Praticamente lei ha fatto delle fotocopie. Bastava cambiare qualche parola, alzare o stringere le righe di un millimetro, e non sarebbe stato plagio. Ma così è indifendibile, meglio transare”. E transazione fu. I sudtirolesi rinunciarono ai danni, ma pretesero che mio padre, oltre a pagare le spese legali, firmasse una lettera in cui ammetteva di aver “servilmente imitato” i loro prodotti. Ce l’ho ancora, quella lettera, incorniciata e appesa in ufficio. Perché X la mandò in copia a tutti i suoi clienti. Quando però costoro la ricevettero e lessero che Enrico Collino di Torino aveva copiato i registri di X lo cercarono, lo trovarono e lo subissarono di ordini. Papà, memore delle “dritte” dell’avvocato, stampò tutta la gamma di registri della X “leggermente modificata”. Il successo fu tale che lo indusse ad aprire un reparto alberghiero con tutti i prodotti X, carta igienica compresa. X riquerelò, ma stavolta perse. Morale della storia? Mai voler stravincere. Pensando di umiliare mio padre, X gli regalò la sua preziosa clientela e si creò un agguerrito concorrente. Ciàpa lì.

collino@cronacaqui.it

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