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Cronaca
VOLPIANO

Batterie in fiamme nel deposito: allarme per la nube di diossina [FOTO e VIDEO]

Il terzo rogo in due anni all’interno della ditta che tratta e dopo smaltisce rifiuti speciali. Chiuse 8 fabbriche nelle vicinanze

Una nube tossica si è levata ieri all’alba, scatenata da un incendio che è divampato all’interno dell’azienda-deposito “Amiat Tbd” di via Brandizzo a Volpiano, dove si lavorano rifiuti speciali, dalle batterie agli elettrodomesticiPer le operazioni, prima di contenimento e poi di spegnimento delle fiamme, sono intervenute squadre dei Vigili del Fuoco di tutta la provincia. Operativo anche l’Nbcr (il reparto specializzato in contaminazioni nucleari, biologiche, chimiche e radiologiche). Ed è proprio al di là del fuoco, che già in mattinata era stato domato, l’aspetto inquinante che preoccupa di più: la nube di diossina che il vento ha spinto prima Sud e poi a Nord. I tecnici dell’Arpa chiamati sul posto, hanno rilevato e verificato con la strumentazione portatile, i dati delle centraline della rete fissa per le eventuali ricadute nei centri abitati. «I fumi – hanno spiegato -, sono saliti sui 300-500 metri sopra il livello del suolo e sono stati trasportati dal vento. Erano visibili anche a chilometri di distanza. A bassa quota in prossimità dell’incendio non sono state rilevate dispersioni di inquinanti. In questa situazione i fumi tendono a rimanere a livelli più bassi, interessando l’area industriale di Volpiano e i livelli di Cov (Composti organici volatili) misurati nell’immediato, all’esterno dell’impianto, sono di circa 300 parti per bilione, circa il doppio rispetto ai livelli di fondo della zona». Per questo motivo il sindaco di Volpiano ha firmato in mattinata un’ordinanza urgente e ha disposto la chiusura di otto aziende dell’area industriale, vicine al deposito Amiat. Si prevede che la disposizione sarà ritirata solo tra 24/48 ore, dopo nuovi accertamenti. E se ieri mattina, tra gli operatori del soccorso, sul posto c’erano oltre ai pompieri, anche i carabinieri della compagnia di Chivasso e alcune unità medicalizzate del 118 (ma non sono stati segnalati feriti e intossicati, neppure tra i Vigili del Fuoco), c’era chi ipotizzava, come causa dell’incendio, l’autocombustione causata dalle elevate temperature di questi giorni; altri consideravano, invece, che «alle cinque del mattino il caldo non c’è e la causa deve essere per forza un’altra». Anche dolosa, specie se si considera che nello stesso impianto, un anno fa e anche nell’ottobre del 2020, erano divampati incendi simili. Le fiamme hanno avuto origine nei pressi di un cumulo di batterie, poi si sono estese ad altro materiale, coinvolgendo due settori del piazzale dell’azienda, ma senza raggiungere mai il deposito principale.

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