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Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Basta Barolo chinato. Solo seduto

Il sindaco di Barolo vuole istituire il numero chiuso per le visite al paese, e far pagare il biglietto a chi entra, come (pensa tu) Venezia. Dice che è stufo del turismo straccione (non dice ‘straccione’ ma usa circonlocuzioni tipo “il turismo mordi-e-fuggi che non porta ricchezza, ma solo sporcizia e confusione”) e che le Langhe sono belle, la gente vada pure altrove. “Ma che tipo di turisti volete, allora? – gli chiede l’inviato del TgR – e lui in perfetto politichese gli risponde con una frase aulica che significa niente: “vogliamo gente che abbia interessi guidati dalle passioni”. Cioè, fammi capire: se un gruppo interessato al suono dei bonghi si appassiona all’acustica di Barolo li accogliete a fare tam tam bunzi bunzi quando e dove vogliono? Naturalmente no. Lo si capisce se si parla di quantificazione: “Quale sarebbe il numero massimo?” –“Mi pare logico pensare che il limite è dato dai posti a disposizione nei ristoranti, alberghi e nelle cantine”. Ah, ecco. Solo i seduti. E i bar e i gelatai si fottano, senza parlare di quegli straccioni che si portano la merenda da casa. “Eh, ma altrimenti rischiamo di perdere lo status di Langhe di alta qualità”. Qui ti volevo. Non dici ‘qualifica’, ma ‘status’. Ci marciate, voi, sul re dei vinivino dei re. Vi ci tenete a galla, e gli altri s’immerdino pure al posto vostro. Perché – diciamolo – il paese non è niente di che, il castello è falso, e in una classifica estetica dei borghi anche solo piemontesi Barolo finirebbe sotto il trentesimo posto. Ma loro hanno lo status, la pecunia, la spocchia, il “fuori dalle balle che di soldi ne facciamo già abbastanza col vino”. E dire che “slow food” lo ha inventato uno di sinistra…

collino@cronacaqui.it

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