Dopo Barcellona l'Italia rafforza l'apparato di sicurezza dopo la minaccia dell'Isis, che indica il nostro Paese come prossimo obiettivo del terrore jihadista
Cronaca
Gli apparati di sicurezza si rinforzano dopo le minacce dei jihadisti sul web

STRAGE DI BARCELLONA. I terroristi volevano distruggere la Sagrada Familia. E l’Isis minaccia: “Ora tocca all’Italia”

Le città si blindano: barriere aree pedonali, controlli a camion e Ncc. A Torino riflettori accesi su piazza San Carlo e via Roma

Dopo Barcellona l’Italia affina e rafforza l’apparato di sicurezza già dispiegato. Ad alzare la tensione è anche una minaccia firmata Isis, che sul canale di comunicazione usato dai jihadisti su Telegram, indica l’Italia come “prossimo obiettivo”: a riferirlo è il Site, il sito Usa che monitora l’estremismo islamico sul web. Gli apparati di sicurezza, a livello centrale e territoriale, stanno tarando le contromisure, puntando a “blindare” strade e aree nevralgiche delle città, ma anche tenendo alta la vigilanza sui foreign fighters (125 quelli monitorati) e sui soggetti a rischio.

LE CITTA’ SI BLINDANO
Roma pensa a barriere nei punti chiave, come via del Corso e via dei Fori Imperiali; e studia una “stretta” sui controlli dei camion e degli Ncc, le auto a noleggio con conducente che spesso sono van con vetri oscurati. Rafforzamento della sicurezza anche a Torino dove l’allarme è scattato subito dopo la ressa nella notte della finale di Champions League, e dove, di conseguenza, i riflettori sono accesi su piazza San Carlo e via Roma. A Milano si studia di piazzare barriere agli accessi della Galleria Vittorio Emanuele e presto in zona Darsena e navigli. Verona chiude piazza Brà, la piazza dell’Arena, con “new jersey” in cemento. Protezioni e sbarramenti in arrivo anche a Napoli e a Firenze. Militari e squadre speciali antiterrorismo restano a presidio nei principali centri.

I TERRORISTI VOLEVANO DISTRUGGERE LA SAGRADA FAMILIA
Intanto emergono nuovi colpi di scena nelle indagini sulla strage della Rambla, il cui probabile autore materiale, il marocchino Younes Abuyaaqoub, dato per morto ieri è invece tuttora in fuga, inseguito dalle polizie di Spagna e Francia. Secondo indiscrezioni degli inquirenti, il “piano A” dei terroristi islamici era “far saltare in aria” la Sagrada Familia, simbolo di Barcellona, con “enormi quantità di esplosivo” Tatp, quello con cui l’Isis ha firmato le sue stragi in Europa.

IL RUOLO CHIAVE DELL’IMAM DI RIPOLL
Nelle indagini è inoltre entrato di prepotenza come figura centrale un nuovo indagato, sospettato di aver svolto un ruolo chiave nelle stragi. E’ Abdelbaki El Satty, l’imam di Ripoll, la tranquilla (fino a ieri) cittadina dei Pirenei di 10mila anime, al 10% di origine marocchina, da cui venivano quasi tutti i 12 presunti membri della cellula. La polizia ha perquisito per tre ore oggi il suo appartamento. E’ sparito da martedì dopo aver detto al suo coinquilino che andava in Marocco in vacanza dalla moglie e dai figli. Gli inquirenti sospettano possa essere stato lui a indottrinare e dirigere i “baby-terroristi” marocchini di Ripoll e che possa essere uno dei due terroristi morti nell’esplosione del covo della banda mercoledì notte ad Alcanar.

PREPARAVANO UN POTENTE ORDIGNO, POI LO SCOPPIO
Nella base operativa vicino a Tarragona, secondo gli investigatori, il gruppo preparava da mesi un grande attacco a Barcellona. Nell’appartamento dell’imam marocchino al 4 di Carrer Sant Pere la scientifica ha raccolto campioni biologici per compararne il Dna con quello dei resti umani trovati in mezzo alle macerie di Alcanar, accanto a tracce di Tatp ed a 106 bombole del gas con le quali i terroristi volevano rendere ancora più micidiale l’onda d’urto di tre furgoni bomba. Mercoledì notte qualcosa è andato storto. Probabilmente il Tatp, noto per la sua alta instabilità, è stato manipolato male e il covo è esploso.

LA CELLULA HA CAMBIATO PIANO
La cellula ha così dovuto rinunciare “all’enorme attentato” che pianificava a Barcellona e ripiegare su soluzioni pià “artigianali” senza esplosivi sulla Rambla e a Cambrils, spezzando 14 vite umane e facendo 134 feriti. Tre gli italiani uccisi: oltre a Bruno Gulotta, 35 anni e Luca Russo, di 25, si è appreso oggi che anche Carmen Lopardo, 80 anni, da 60 in Argentina, è stata uccisa sulla Rambla. Il “piano A” che i jihadisti di Ripoll preparavano da mesi doveva essere ancora più sanguinoso e spettacolare.

IL CAPOLAVORO DI GAUDI’ ERA L’OBIETTIVO
Fonti dell’inchiesta hanno detto a El Confidencial che l’obiettivo del gruppo era la Sagrada Familia, il celeberrimo capolavoro di Antoni Gaudì visitato ogni giorno da migliaia di turisti. Per questo dovevano preparare “enormi quantita’ di esplosivo” ad Alcanar per i tre furgoni che sarebbero stati usati per “fare saltare in aria” il tempio. Un atto che avrebbe provocato una probabile ecatombe e un’onda d’emozione enorme nel mondo. Ora la cellula, formata si ritiene da 12 persone, è praticamente distrutta. Cinque terroristi sono stati abbattuti dalla polizia a Cambrils, due sono morti nell’esplosione del covo di Alcanar, quattro persone sono in manette.

RESTA IN FUGA SOLO ABOUYAAQOUB
Resta in fuga solo Abouyaaqoub, 22 anni, pure di Ripoll, che la polizia ora sospetta dopo varie indicazioni contraddittorie possa essere stato il killer della Rambla. E’ attivamente ricercato in Spagna ma anche in Francia, nell’ipotesi sia riuscito a passare la frontiera dei Pirenei. Dopo averlo escluso troppo in fretta, gli inquirenti verificano ora se non possa essere stato lui, fuggendo dalla Rambla, a forzare in auto un posto di blocco sulla Meridiana giovedì sera e a fuggire di nuovo a piedi lasciando nella vettura – dopo averlo ucciso – il cadavere del proprietario.

PRIME SCINTILLE TRA MADRID E BARCELLONA
Sulla distruzione o meno della cellula ci sono state oggi le prime scintille fra Barcellona e Madrid dopo l’unità nazionale proclamata dopo la strage della Rambla. Il ministro degli Interni spagnolo Juan Manuel Zoido ha annunciato lo “smantellamento” del gruppo, subito pubblicamente smentito dal collega catalano Joaquim Form, un “falco” secessionista. La tregua scoppiata dopo la strage fra Madrid e Barcellona nella guerra sull’indipendenza della Catalogna potrebbe avere gia’ le ore contate.

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