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Ieri & Oggi
LA CITTÀ DI UNA VOLTA

Barbarossa sconfitto in guerra. E viene fondata Alessandria

La Lega Lombarda aveva sfidato l’imperatore del Sacro Romano Impero

Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa, in piena guerra contro i comuni italiani, giunse in Lombardia e rase al suolo la città di Milano. Fu un evento storico: il capoluogo lombardo era già all’epoca il “motore” d’Italia (perlomeno dell’Italia del Nord) e la sua distruzione totale, fatta eccezione per le chiese, fu interpretata come una sorta di svolta nella storia dei rapporti tra l’Italia comunale e l’Impero.

Ma perché ricordare questo avvenimento, parlando del Piemonte? Perché la distruzione di Milano si lega a filo doppio alla fondazione di una nuova ed importante città della pianura subalpina: Alessandria. La Lega Lombarda, coalizione di comuni italiani, decise di sfidare apertamente il Barbarossa fondando una nuova città, atto che era prerogativa imperiale. La nuova città fu chiamata Alessandria, in onore del papa regnante in quegli anni, l’inflessibile Alessandro III, acerrimo nemico dell’imperatore Barbarossa. Ci volle qualche anno perché Federico Barbarossa raccogliesse il guanto della sfida; tuttavia, nel 1174 eccolo lì, pronto a valicare le Alpi per radere al suolo l’ostinata Alessandria. E, visto che quella di radere al suolo le città italiane era evidentemente diventata una moda, Federico distrusse anche la città di Susa, che si trovava malauguratamente sul suo passaggio. Asti, di fronte all’esercito imperiale, non osò resistere. Torino, all’epoca un borgo sonnolento ed insignificante, non fu nemmeno presa in considerazione.

Così, giunto ad Asti, Barbarossa aveva la strada spianata per raggiungere Alessandria, che cinse d’assedio. Ma era inverno, e l’inverno nella piana alessandrina è nebbioso ed ostile. E Barbarossa, in aprile 1175, dovette arrendersi; i polentoni piemontesi e lombardi avevano avuto la meglio sui crucchi; e vinceranno ancora, l’anno seguente, nella celebre battaglia di Legnano che costrinse l’impero a concedere quelle autonomie che i comuni padani chiedevano da tempo. Nel 1193 Alessandria veniva annessa ai territori di Bonifacio del Monferrato, anche se i rapporti con i marchesi monferrini non furono mai idillici (Guglielmo VII di Monferrato lo sperimentò di persona, venendo catturato dagli alessandrini che gli riservarono una fine infamante: fu chiuso in gabbia ed esposto al pubblico ludibrio).

Eretta in contado, Alessandria seguì volentieri le sorti del più potente ducato di Milano, rimanendo un avamposto lombardo in una terra che si biforca: da una parte il Monferrato, dall’altra la Liguria. Nel 1707, durante la guerra di successione spagnola, Alessandria fu occupata dall’esercito imperiale, comandato dal principe Eugenio; fu quindi assegnata ai sabaudi durante le trattative di pace, ad Utrecht, nel 1713. E da quel momento la sua sorte seguì quella di Torino e del Piemonte guerriero. A proposito di guerre: Napoleone si giocò la carriera (e vinse) a San Giuliano, a pochi chilometri da Alessandria, in quella che divenne nota come battaglia di Marengo. E, per celebrare la battaglia cruciale, fu costituito un museo. Il primo museo napoleonico al mondo. Che si trova lì, a margine di una statale sulla quale veglia l’aquila di Bonaparte.

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