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Il Borghese

Baraccopoli per gli sfrattati?

Una città povera, Torino. O per essere precisi, sempre più povera. Ce lo dice in maniera assai cruda il numero degli sfratti, uno di quegli indicatori sociali che sfuggono ai soloni che tratteggiano il nostro tenore di vita sulla base dei consumi. Nel 2016 si è persa una casa ogni 241 famiglie, con un aumento delle procedure di sfratto del 712 per cento rispetto all’anno precedente. Un record negativo che ci porta a capeggiare addirittura la blacklist a livello nazionale.
Siamo la città che sta peggio, peggio di Roma, di Napoli, Genova, Firenze, Verona. Peggio persino del resto del Piemonte che, a livello nazionale, è “solo” terzo. In totale gli sfratti esecutivi nella nostra città nel 2016 sono stati 3.338, l’anno precedente erano stati appena 417. E il trend è tutt’altro che migliorato in questi primi sei mesi del 2017. E allora chiediamoci che cosa stia accadendo attorno a noi, con questi tremila e oltre che si vanno ad aggiungere ai 17mila che già sono in coda per ottenere un alloggio popolare, mentre quasi mille case sono vuote perché disastrate, addirittura inagibili o semplicemente per quegli intoppi burocratici in cui gli italiani sono maestri.
Chiediamoci anche, come denunciano i sindacati, a che punto stia la grande trasformazione di Torino da città industriale a capitale del turismo e del terziario di cui certa politica si riempie la bocca. E quanto incida invece la crisi, la disoccupazione dilagante e le scarsissime prospettive di una vita decente, con il ceto medio che si è visto impoverire anno dopo anno. Una domanda, l’ultima: a quando le baraccopoli anche per i nostri cittadini senza casa?

fossati@cronacaqui.it

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