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Imprevisto al funerale di una 69enne

Arriva la bara ma la fossa non c’è. “Gli scavi davanti a tutti i parenti”

Ma il vicesindaco si difende: “Non si poteva fare altro”

Quando la bara di Maria Candita è arrivata al cimitero, parenti e amici hanno avuto una brutta sorpresa: la fossa nel terreno non c’era. “Ci hanno detto che nel posto stabilito c’era il tufo e non si poteva far nulla”, racconta Giuliano Demasi, marito della signora, deceduta a 69 anni. E adesso attacca il comune di Pavarolo: “Si sono ridotti all’ultimo e non sono riusciti a risolvere il problema in tempo. E possibile che non sapessero cosa c’era lì sotto?”. Ma la vicesindaco, Eleonora Benvenuto, ribatte: “Quella è l’area destinata per le sepolture, non potevamo immaginare cosa c’era sotto. Ci dispiace per quanto successo ma abbiamo rimediato subito scavando in un’altra area”.

Le giustificazioni non bastano a placare gli animi di Demasi e dei suoi parenti, accorsi in paese mercoledì scorso: la defunta, scomparsa la domenica precedente, abitava a Pavarolo insieme al marito, che ha deciso di celebrare lì il funerale e di farla seppellire nel camposanto comunale. Dopo la funzione, intorno alle 16,30, è arrivata la sorpresa: “C’erano centinaia di persone – dice ancora Demasi pronte a dare l’ultimo saluto a mia moglie ma quando siamo arrivati al cimitero c’era solo una fossa scavata a metà”.

Così amici e parenti hanno dovuto aspettare che ne venisse preparata una nuova: “L’ulteriore beffa – aggiunge Demasi – è che il parroco ha svolto la funzione lì in mezzo perché poi aveva un altro impegno. Quindi noi pregavamo e intanto gli addetti scavavano. E nessuno si è scusato per questa situazione”.

Eleonora Benvenuto, che guida il municipio dopo la scomparsa del sindaco Claudio Bertinetti, ricostruisce la vicenda: “Abbiamo fatto tutto ciò che si doveva fare, anche perché conoscevo la signora e mi sono preoccupata direttamente della vicenda. Si è trattato di un imprevisto, l’area è quella individuata come campo di inumazione sin da una delibera del 2 marzo 1979: quella di mercoledì doveva essere la prima di quindici sepolture. Invece ora dovremo modificare l’atto”. Quindi nessuno era a conoscenza del materiale presente nel sottosuolo? “No. Non potevamo saperlo – spiega Benvenuto – né si poteva seppellire lì la defunta: si sarebbe creata una sorta di vasca e il terreno non sarebbe riuscito a drenare la pioggia. La soluzione migliore è stata spostarsi in un’altra area, usata in passato e poi abbandonata. Così si è risolto tutto: capisco il momento complicato per la famiglia ma si è scatenato un circo mediatico eccessivo”.

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