Con i brani del nuovo album "Transiberiana"

Il Banco del Mutuo Soccorso riporta a Torino i sound anni Settanta

Questa sera alle 21 il concerto al Teatro Colosseo di via Madama Cristina

Il fascino e le sperimentazioni musicali degli anni Settanta tornano in primo piano questa sera dalle 21 (biglietti a 25, 29 e 35 euro) sul palco del Teatro Colosseo di via Madama Cristina 71 grazie al Banco di Mutuo Soccorso. Il gruppo presenterà i brani del nuovo album “Transiberiana”, ma l’attenzione di tutti sarà puntata sulle canzoni che hanno fatto la storia del rock. Titoli come “Paolo Pa’, Moby Dick”, “Non mi rompete” e altri brani che sono rimasti scolpiti nella memoria degli appassionati. A parlare con “Cronaca qui” è lo storico tastierista del Banco Vittorio Nocenzi, tra i fondatori di questa avventura che è diventato anche il simbolo di un modo di fare musica dopo la morte del cantante Francesco Di Giacomo.

Che concerto sarà?

«Un live fatto di passione ed energia per continuare una storia che dura dal 1972».

Cosa spinge il Banco a continuare ad esibirsi?

«Innanzitutto l’affetto del pubblico, che non è mai mancato in questi anni difficili, specialmente dopo le tragedie che ci hanno colpito nel 2014 e nel 2015».

La musica e i testi del Banco di Mutuo Soccorso sono sempre immaginifici. Da dove nasce l’ispirazione?

«È difficile da dire. Non c’è un luogo preciso. È tutto molto impalpabile, merito di intuizioni e bagliori improvvisi. Un artista vive sempre nel proprio tempo».

Dagli anni Settanta la musica è cambiata in meglio o in peggio?

«Forse sarò inelegante nel rispondere a questa domanda, ma credo che ci sia un livellamento generale verso il basso».

Se la band dovesse esordire oggi, sceglierebbe un talent?

«Credo di sì, e lo dico senza ipocrisia. D’altronde per un musicista, è ormai l’unico modo di farsi notare».

Quale canzone non può mancare in un concerto del Banco?

«Difficile scegliere, ma quella che amo di più è “RIP”».

Si può essere raffinati e popolari allo stesso tempo?

«Certo, anche se non è un’impresa tra le più semplici. Il bello è provarci sempre. Ogni volta che si registra o si sale su un palco».

Un motivo a chi non vi conosce per venire al concerto?

«Mi rivolgo innanzitutto a chi è stanco delle banalità e del trash musicale. Venite a sentirci stasera».

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