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Cronaca
IL REPORTAGE

Banche e chiese, dormitorio in periferia

Dall’anagrafe al Gesù Operaio: viaggio tra mini baraccopoli e giacigli di fortuna a Torino nord

Mario, dicono si chiami così, dorme nell’anfratto accanto alla rampa della chiesa di Gesù Operaio. Mangia e dorme qui, e quando al mattino il traffico su via Bologna comincia a farsi intenso, si alza e trascina la sua giornata avanti e indietro nella città. Mario, a mezzogiorno, non c’è. Tutte le sue cose sono raccolte sotto un pesante telo trasparente che fa da tetto e da isolante ora che l’erba del prato di fronte quando cala il buio gela. Più su, accanto alla porta chiusa di questa chiesa di Barriera di Milano, coperte ben piegate, un materasso e un trolley dicono che qui, quando fa buio, dorme qualcun altro che come Mario è in giro. E non ci sono neanche gli altri che abitano girato l’angolo, sotto un tetto vero di cemento che protegge cinque baracche costruite con assi di legno e lamiere. Una piccola baraccopoli sgomberata più e più volte e sempre rinata dalle proprie ceneri, proprio accanto all’anagrafe e agli uffici della polizia municipale.

L’odore dell’umidità è penetrante, passeggiando sotto il porticato. L’ordine con cui sono riposti i fornelletti, gli ombrelli e gli asciugamani stesi a prendere un raggio di sole fa capire che la disperazione si può combattere cercando di conservare la dignità. Anche se si è poveri, magari sbandati, forse pure un po’ alticci quando si mettono insieme un po’ di monete e si fa scorta di birra al Lidl in fondo a via Pacini.

Ma dentro ogni baracchina, in via Leoncavallo, come in corso Verona dentro la stazione delle Blue Car, c’è una storia diversa dalle altre. Sotto quei pesanti strati di coperte vivono donne e uomini che sulla strada sono finiti per le ragioni più diverse. Emarginati, riluttanti quando offrono loro un container nel campo emergenza freddo. Perché laggiù, in via Traves, ci sono orari da rispettare e stanze da dividere con chi non si è potuto scegliere. E paradossalmente ci si sente più sicuri qui, su un marciapiede diviso con qualcuno che ha incrociato la propria strada con la tua. Vicino ai palazzi che rappresentano dei simboli e in qualche modo, forse, fanno sentire più tranquilli quando si chiudono gli occhi per dormire.

Un’anagrafe o una chiesa. Oppure una banca, come la San Paolo di via Cimarosa, che da anni ormai “ospita” un riparo di fortuna accanto alle porte scorrevoli. Anche qui, è tutto ordinato e quanto più possibile pulito. Anche chi dorme sul materasso arancione dietro il pilone con la falce e il martello vergata a bomboletta molto tempo fa, la mattina presto piega le coperte e se ne va. In giro per la città, a cercare di racimolare qualcosa. Un po’ di pane da mangiare, un soffio di affetto e di compagnia prima che la notte avvolga di nuovo tutto.

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