«Dietro la ciclabile ci sono solo siringhe» denuncia Lorenzo Ciravegna, comitato Bcps
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Baden-Powell in balia dei tossici: «La pista ciclabile non è sicura»

Un tappeto di siringhe attorno al percorso chiuso a ottobre del 2017

Siringhe, incuria, cattive frequentazioni e pochissime tracce di civiltà. Il primo tratto della pista ciclabile Robert Baden-Powell di corso Svizzera, che costeggia l’ospedale Amedeo di Savoia, è accessibile e frequentata solamente dai numerosi tossicodipendenti che abbandonano in terra, sulle panchine, le siringhe sporche di sangue. Lo denuncia il comitato spontaneo Bcps, autore di un sopralluogo in zona. «Una situazione di assoluto degrado – spiega Lorenzo Ciravegna, autore della segnalazione -, che va avanti da qualche anno in seguito alla chiusura della pista lungo il fiume. Tutte le panchine presenti sono distrutte a causa della caduta di alcuni alberi, la zona è off limits alle forze dell’ordine che non hanno accesso con le pattuglie a causa del solo passaggio pedonale».

Una storia che va avanti da molti anni. Chiusa da ottobre 2017, la ciclabile ha sempre dato qualche grattacapo a Palazzo Civico. Compresa un’occupazione sulle sponde della Dora da parte di un disperato. «La città deve intervenire al più presto – continua Ciravegna -, per rendere inaccessibile il primo tratto della pista, nella speranza che qualche ragazzino non acceda nell’area che ad oggi è un tappeto di siringhe abbandonate». Secondo il presidente della Circoscrizione 4, Claudio Cerrato, «non sono stati previsti ulteriori lavori e quindi è difficile prevedere un’apertura in tempi brevi».

Quel che è certo è che i problemi nel giardino del fondatore dei Boy-scout non mancano. Nel corso del tempo è stato allestito un vero e proprio monumento alla droga. Sulle grate che chiudono il passaggio della pista ciclabile ormai in disuso da tempo sono state appiccicate centinaia di confezioni per siringhe. Giorno o notte non fa differenza. Per i fantasmi dalle vene consumate l’unica luce che conta è quella della droga.

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