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Cronaca
La procuratrice dei minori: «Reclutano i bimbi»

Baby pusher a 11 anni: «E si drogano anche nel carcere minorile»

L’ultimo arresto a Barriera con mezzo chilo di cocaina: «Ma se hanno meno di 14 anni non sono punibili»

Mezzo chilo di cocaina nascosto in un appartamento di Barriera di Milano, custodito da un ragazzino quindicenne, che “lavorava” in coppia con un secondo pusher, maggiorenne da poco. È l’ultimo caso di spacciatori bambini (o quasi) su cui indaga la procura dei minori. L’ultimo intervento delle forze dell’ordine effettuato nei giorni scorsi in periferia Nord si è concluso con l’arresto del ragazzo maggiorenne. Tutto è nato da un normale controllo per la strada. Poi, durante la perquisizione in casa, si è scoperto che la coppia di fanciulli senegalesi nascondeva mezzo chilo di cocaina. I loro sfruttatori – si ipotizza connazionali e membri di una banda dedita allo smercio di sostanze pesanti -non si sono fatti vedere. È il secondo dei due casi che coinvolge “pusher bambini” capitato recentemente sulla scrivania della procuratrice dei minori Emma Avezzù, che la scorsa settimana ha trattato l’arresto di un altro spacciatore sedicenne, scoperto dai carabinieri in piazza Bengasi mentre vendeva droga insieme a due “aiutanti” di 11 e 12 anni. Il sedicenne non è stato scarcerato. Sono emersi a suo carico svariati precedenti e non solo. In tasca e in casa il baby pusher conservava una discreta quantità di denaro e di droga, tale da convincere gli inquirenti a convalidare l’arresto, perché non si tratterebbe di un “quinto comma”, ovvero di «un fatto di lieve entità». «Se gli spacciatori vengono reclutati da piccoli – spiega Emma Avezzù – c’è poco da fare: se hanno meno di 14 anni non possono essere arrestati. Non sono imputabili. Se hanno più di 14 anni e la droga è poca, anche. Di solito sono bambini che vengono dal Senegal. Ipotizziamo di certo uno scenario di sfruttamento. Sono bimbi assoldati per spacciare». Bambini che spesso hanno parenti a Torino, che restano nascosti e che non vengono mai menzionati, nemmeno quando il minorenne colto in flagrante viene collocato in comunità o portato in questura. «I bambini sfruttati dai pusher di solito scappano dalle comunità – aggiunge Avezzù – non si adeguano ad alcun progetto, spesso hanno parenti ma non lo dicono e appena possibile fuggono per tornare sulla strada. Spesso vengono utilizzati come custodi, o dei soldi o degli stupefacenti». «Per i non imputabili che hanno meno di 14 anni – conclude Avezzù – la situazione è allarmante, è un fenomeno che ricorda certe situazioni del Sud, penso ai bambini soldato di certe zone di Napoli». I bambini sono talvolta pusher e altre volte consumatori. Lo dimostrano le segnalazioni di reato che continuano ad arrivare, con costanza, alla procura dei minori, anche dalle scuole. I giovanissimi usano hashish, marijuana, ma soprattutto, purtroppo, droghe sintetiche pericolose come il Rivotril. «Spesso sono psicofarmaci di vecchia generazione -precisa Avezzù – spacciati online o attraverso il mercato nero. Li abbiamo trovati anche all’interno del Centro di prima accoglienza». Proprio nel carcere minorile sono sempre più frequenti i casi di minorenni trovati in stato di alterazione psicofisica da droghe sintetiche, segno del fatto che Rivotril e simili vengono spacciati abitualmente anche in luoghi di “detenzione”.

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