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Cronaca
IL BLITZ

Baby gang, scattano gli arresti: «Rapine seriali in 10 contro 1»

Preso un 20enne marocchino. Alle vittime diceva: «Tanto la polizia mi fa niente»

«Chiama pure la polizia, tanto non possono farmi niente». Così Marouane El Messaoui, ventenne di Vauda Canavese, sbeffeggiava -in compagnia del branco – una delle sue vittime, un ragazzino minorenne, che lo stava supplicando, piangendo, di restituirgli il giubbotto dopo l’ennesima rapina.

Da oggi Marouane (43_maru il suo profilo Instagram) non può più avventarsi contro i più piccoli. In dieci contro uno, come era solito fare. Ieri notte per lui sono scattate le manette dei poliziotti del commissariato Centro, che da tre mesi indagano sulle “baby gang” che infieriscono tra via Verdi e via Sant’Ottavio. L’arresto è stato ordinato dal gip Claudio Ferrero, che ha accolto la richiesta del pm Paolo Scafi, titolare dell’inchiesta. L’arrestato rischia dai sei ai venti anni di carcere, perché gli vengono contestate varie rapine aggravate.

Il blitz è uno dei primi esiti di una maxi inchiesta avviata lo scorso novembre, che vede 237 giovani identificati, di cui 101 minorenni. Sono già 18 gli indagati. Con Marouane, per gli stessi reati che gli vengono contestati, sono stati denunciati due suoi complici minorenni. Difeso dall’avvocato Damiano Perticari, il ventenne si trova in carcere da ieri. «Si ravvisa allo stato – scrive il gip – un concreto ed attuale pericolo di commissione di reati della stessa specie di quelli per cui si procede, desunto dalle modalità delle condotte e dall’intensità del dolo, trattandosi di episodi predatori posti in essere con carattere seriale». I poliziotti del Centro si imbattono nell’indagato il 31 ottobre scorso, dopo che ha appena rapinato alcuni ragazzini più piccoli di lui. La zona è sempre la stessa, tra il McDonald’s e il Burger King. Marouane non vuole farsi identificare dagli agenti e cerca di sfilare la pistola a un poliziotto. Viene arrestato perché le vittime lo riconoscono. Ma torna libero in fretta. Il 28 novembre torna a colpire, questa volta nei confronti di un 17enne. Con una decina di ventenni accerchia la vittima, che è sola, insieme al fratello gemello. Lo bloccano per le braccia, gli rubano giubbotto, felpa e Iphone, lo picchiano. El Messaoui gli cinge il collo col braccio e lo minaccia infilandosi la mano in tasca, simulando di avere un coltello. Poi tira un pugno al fratello. È quasi mezzanotte e i gemelli riescono a incrociare due poliziotti del Centro. Le volanti rintracciano Marouane, con la refurtiva. Il 9 dicembre è la volta di un giovanissimo connazionale che si trova al McDonald’s. «Marouane lo conoscevo di vista – ha raccontato – perché frequentava con la sua compagnia quel locale. Mi ha chiesto di dargli il giubbotto perché voleva farsi una foto. Gliel’ho consegnato perché avevo paura, era con ragazzi più grandi di me. Mi ha sbeffeggiato e non me l’ha restituito. Ha detto che mi avrebbe picchiato. E che la polizia tanto non poteva fargli niente».

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