Alexandro Riccio e la moglie Teodora Casasanta (Foto: Facebook)
Cronaca
IL DELITTO A GENNAIO A CARMAGNOLA

Aveva ucciso la moglie e il figlioletto di 5 anni: si è impiccato in cella

Per farla finita Alexandro Riccio ha usato i pantaloni della tuta. Sulla vicenda la procura ha aperto un’inchiesta

Ci aveva provato quel tragico venerdì, il 29 gennaio di quest’anno. Alexandro Riccio si era gettato dalla finestra della sua casa a Carmagnola, per farla finita, ma era stato salvato e portato in ospedale. Un suicidio tentato dopo aver cancellato tutto ciò che aveva fatto parte della sua vita: la moglie Teodora Casasanta, 38 anni, era stata colpita 23 volte con un coltello da cucina. Ucciso anche il loro bambino, Ludovico, di soli cinque anni. La furia omicida era esplosa in quell’uomo mite che, non pago e disperato per la carneficina, aveva distrutto tutto ciò che c’era in casa: dalle suppellettili al mobilio, rovesciato a terra. Tant’è che le due vittime non sono state trovate subito, perché coperte da un comò e da una libreria. Nella notte tra sabato e domenica, Riccio, che era detenuto nel carcere di Ivrea, ci ha riprovato e si è tolto la vita: si è impiccato utilizzando i pantaloni della sua tuta. Dopo aver sterminato la sua famiglia, l’uomo aveva a più riprese dichiarato di voler uccidersi, e così è stato. A tal riguardo, la procura di Ivrea ha aperto un’ inchiesta per valutare le circostanze e verificare un eventuale omesso controllo. Da parte sua, il legale dell’uomo, l’avvocato Giuseppe Lopedote, ha dichiarato: «Non mi sembra ci fosse nulla che potesse far prevedere il gesto. Io ho incontrato il mio assistito venerdì scorso, un giorno prima del suicidio, per mettere a punto alcuni elementi sulla perizia psichiatrica, ma Alexandro Riccio, era apparentemente tranquillo». L’uomo non ha mai nascosto i suoi propositi, tant’è che uccidere la moglie e il figlio sarebbero stati la conseguenza della sua intenzione di farla finita. A riprova vi è il biglietto trovato dai carabinieri, dopo lo sterminio, sul tavolo della cucina: «Porterò con me mia moglie e mio figlio». Il disagio di Alexandro Riccio era stato percepito, giorni prima della tragedia dalla moglie Teodora, psicologa presso un centro di recupero dalle marginalità. «Era molto preoccupata», hanno raccontato nei giorni successivi il delitto le colleghe che avevano colto la sua ansia e la sua agitazione, infatti la donna aveva deciso di allontanarsi dal marito e di portare con sè il piccolo Ludovico. Ma Riccio non faceva mistero del suo disagio con nessuno, lo aveva espresso anche attraverso i social media, dove aveva scritto e postato: «Ho rovinato la mia famiglia. Mi farò curare». Poi la situazione è precipitata e venerdì 29 gennaio, la furia e la violenza dell’uomo è esplosa e lo ha condotto a commettere uno dei crimini peggiori: massacrare il bambino e sua madre. Tutto il resto è “contorno”, pettegolezzo che si esaurisce con il tragico gesto dell’uomo, forse prevedibile, ma che, dopo le dimissioni dal repartino delle Molinette e la carcerazione a Ivrea, evidentemente, non rientrava più nelle probabilità.
(in foto: Alexandro Riccio e la moglie Teodora Casasanta, da Facebook)

LA NOTIZIA DELLO SCORSO 29 GENNAIO: Dramma a Carmagnola: uccide moglie e figlio e poi si lancia dal balcone [FOTO e VIDEO]

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