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IVREA

Automotive: stop per la guerra. «Sono a rischio 15 mila operai»

L’allarme di Confindustria Canavese: «Mancano le forniture per i cablaggi»

Le conseguenze economiche della guerra investono in pieno il metalmeccanico canavesano, alcune centinaia di aziende sul territorio tra Chivasso, Cirié e Ivrea per oltre 15mila addetti. A risentirne in particolare sono i produttori di componenti per l’automotive, investiti a cascata dal fermo di un’industria dell’auto travolta dallo stop all’import dall’Ucraina, tra i principali fornitori europei di cablaggi.

Il quadro, nelle sue ricadute locali è stato analizzato da Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese e imprenditrice a capo di Iltar-Italbox, azienda di Bairo divenuta in 60 anni di attività leader europeo nella progettazione e nello stampaggio di elementi e componenti in polipropilene, polietilene, polistirolo espanso. «La guerra russoucraina – ha dichiarato Paglia -sta generando tensioni economiche. Quella che all’inizio poteva sembrare una guerra lontana dai nostri confini, si è invece dimostrata molto più vicina, provocando ricadute forti su molti settori e su parecchie aziende del territorio».

Ciò che sta impattando, in modo specifico all’automotive, è che alcune case automobilistiche si stanno fermando «perché non ricevono più parte dei componenti necessari per costruire le vetture, come ad esempio i cablaggi». La nascente industria automotive ucraina poteva contare su 40 fabbriche che rappresentavano un quinto della fornitura europea di cablaggi, che provengono anche da altre parti dell’Europa dell’est e dal Nord Africa. «Senza cablaggi – aggiunge la presidente – un’auto non può essere costruita e perciò in queste settimane alcuni stabilimenti di Volkswagen, Audi e Bmw si stanno fermando. In Piemonte e in Canavese sono moltissimi i fornitori del settore a cui i clienti hanno imposto uno stop forzato».

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