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Cronaca
LA STORIA Una prostituta nigeriana racconta il suo dramma

Assolda baby squillo e poi la fa abortire con pasticche e gin

Stupri e botte in Libia, il viaggio su un barcone Nuovi guai per una maman già condannata

Il sogno dell’Europa, la promessa di un futuro. Il debito contratto dall’Africa, il giuramento di saldarlo in Italia con riti voodoo, il viaggio. Stupri come lasciapassare al confine con la Nigeria, botte per chi non rispetta l’obbligo del silenzio, frustate nelle case-prigione in Libia. E poi le preghiere sul barcone che salpa da Tripoli per Lampedusa, i cadaveri dei morti lasciati in mare. C’è tutto questo, e anche di più, nei ricordi di una ex prostituta che ha deciso di raccontare il suo dramma in un processo che lunedì si è concluso con una condanna a dieci anni di carcere per due donne accusate di sfruttamento e tratta. Compreso un episodio emerso nel dibattimento per cui la pm, Valentina Sellaroli, ha aperto un procedimento a parte. Il reato ipotizzato è il procurato aborto, a raccontare di averlo subito è stata Joy (la chiameremo così), mandata sulla strada quando aveva 15 anni. «Ero incinta – ha raccontato la giovane – e io avevo deciso di tenere il bambino». Ma la maman ha detto no. «Era molto arrabbiata, ha detto: “Okay, devi abortire”. Poi mi ha dato una medicina piccola, il “Sitotec”, mi ha detto di berla con il gin».

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