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LA MOSTRA

Arte al Forte di Bard: eleganza e modernità de “Il Déco in Italia”

Una proposta ricca di duecentotrenta opere tra pittura, scultura, decorazioni murali, arti applicate ed illustrazioni. In nove sezioni, ricostruisce la mostra parigina del 1925

Dal ritratto di Augusto Solari di Adolfo Wildt agli studi preparatori per il grande arazzo di Giacomo Balla che ornava la scalinata del Grand Palais, dai mobili disegnati da Fortunato Depero alle ceramiche firmate da Giò Ponti, dai dipinti di Aleardo Terzi e Umberto Brunelleschi alle scenografie di Enrico Prampoliniil Forte di Bard propone un viaggio nell’elegante, raffinata, preziosa, eclettica arte che ha attraversato l’Europa e il nostro Paese negli anni “ruggenti”, dal primo dopoguerra alla grande depressione del 1929. Si intitola “Il Déco in Italia, l’eleganza della modernità” la rassegna dal 2 dicembre scorso allestita nelle sale delle Cannoniere e nelle Cantine della fortezza, dove rimarrà visibile fino al 10 aprile prossimo. Una grande mostra in quota, quella curata da Francesco Parisi e realizzata dal Forte aostano in collaborazione con Silvana Editoriale, perfetta per offrire in questi giorni ai turisti che affollano le vicine piste da sci un’interessante proposta culturale. Una proposta ricca di 230 opere tra pittura, scultura, decorazioni murali, arti applicate, manifesti e illustrazioni, caratteristiche di uno stile cui si ispirò e da cui trasse i natali il design italiano.

Articolata in nove sezioni, la mostra ricostruisce la sezione italiana di quella famosissima esposizione parigina del 1925, l’Exposition International des Arts Decoratifs et Industriels Modernes, visitata da 16 milioni di persone, che sancì ufficialmente la nascita di questo movimento (di qui il nome di Déco come abbreviazione di Decoratifs).

Variegata, come variegate sono le arti decorative, la rassegna vuole mettere in risalto il fil rouge del gusto déco italiano, mettendo in evidenza le intersezioni tra stili e temi guida. Tra le opere in esposizione la “Circe” di Umberto Bottazzi, il pannello in ceramica di Galileo Chini che ornava il salone del Padiglione Italia, le celebri ceramiche di Francesco Nonni, le visionarie opere di Sexto Canegallo e Cornelio Geranzani, il ritratto di Giulio Aristide Sartorio della moglie, l’attrice Marga Sevilla con i suoi bambini. Più corrispondenti al Déco francese invece le opere di Mario Reviglione tra cui “Zingaresca” e il “Ritratto della signora Cavagnari Gori vicino al celebre ritratto della scrittrice Amalia Guglielminetti”. «Questa mostra – spiegano gli organizzatori – amplia gli estremi cronologici finora utilizzati, 1919-1939, includendo gli anni antecedenti il primo conflitto mondiale e contrappuntando il percorso espositivo da alcune puntuali ricostruzioni storiche di occasioni rilevanti come, ad esempio, il Padiglione Italiano alla mostra parigina del 1925, le Biennali di Arti Decorative di Monza, nonché alcuni focus su due personalità influenti degli anni ‘20: la gallerista e couturier Maria Monaci Gallenga e Riccardo Gualino».

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