Nicoletta Dosio nell'auto dei carabinieri subito dopo l'arresto.
Cronaca
La pasionaria dei No Tav deve scontare un anno di carcere

Arresto Dosio, il pg di Torino: “Critiche infondate, abbiamo applicato le norme”

Il procuratore Saluzzo: “Il percorso è quello della legge. Chi contesta non vorrebbe che i cittadini fossero trattati secondo il cognome o le ragioni che hanno spinto a delinquere”

L’arresto di Nicoletta Dosio? Sono state semplicemente “applicate le norme“. Lo ha detto il procuratore generale di Torino Francesco Enrico Saluzzo, all’indomani del provvedimento di revoca della sospensione dell’esecuzione della pena nei confronti della 73enne attivista “No Tav” e della conseguente carcerazione della “pasionaria” di Bussoleto, condannata, il mese scorso, in via definitiva, a un anno di reclusione.

LA GENTE E’ SCESA IN STRADA
Un arresto che non ha mancato di provocare critiche e qualche contestazione, soprattutto nel paese di residenza dell’ex insegnante, dove numerosi cittadini sono scesi in strada ed hanno circondato la “gazzella” dei carabinieri con a bordo la Dosio nel tentativo di rallentarne, in qualche modo, l’arresto.

IL NO ALLE MISURE ALTERNATIVE
“La signora Dosio – ha spiegato in una nota il pg – ha avuto molte possibilità di scelta, decisioni, esclusivamente sue, che, come per ogni altro condannato in situazione simile, le avrebbero consentito di non espiare la pena in carcere”. “Dopo la sospensione dell’ordine di esecuzione, disposta dal mio ufficio” ha proseguito il procuratore generale, l’attivista No Tav “ha avuto trenta giorni di tempo per chiedere una delle misure alternative previste dal nostro ordinamento. Non lo ha fatto; anzi, ha pubblicamente ‘proclamato’ di non avere alcuna intenzione di presentare istanze”.

LE “APERTURE” DELLA PROCURA
Nonostante lo scadere del termine, ha poi precisato Saluzzo “la Procura generale, in considerazione dell’età e della misura della pena” ha “aperto” alla Dosio la “possibilità della cosiddetta ‘detenzione domiciliare’, prevista da uno dei provvedimenti ‘svuota carceri’. Decisione, quella del mio ufficio, assunta pur tenendo conto dei precedenti della condannata che, in regime di arresti domiciliari, durante il processo, li violava, ‘uscendo di casa’ per continuare a manifestare e compiere azioni dimostrative davanti alla caserma dei carabinieri”.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA
Evasioni, quelle della pasionaria di Bussoleto che avevano spinto il “procuratore della Repubblica dell’epoca” a chiedere “la revoca della misura, richiesta respinta, però, sia dal gip che dal tribunale del riesame. E, ieri, il mio ufficio ha preso conoscenza del provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Torino che decideva di non ammettere la signora Dosio al regime della detenzione nel domicilio, proprio in ragione di quello che sarebbe stato il comportamento della signora Dosio, annunciato e pubblicizzato”.

TROPPE NORME RITAGLIATE SU SITUAZIONI PERSONALI
E’ ovvio, ha sottolineato ancora Saluzzo che “il percorso è quello disegnato dalla legge e certamente chi ha mosso le critiche non vorrebbe che i cittadini fossero trattati diversamente secondo il cognome o le ragioni che hanno spinto a delinquere. Il nostro sistema ha già troppo norme ritagliate su situazioni personali e non credo debbano aggiungersene. Anzi, semmai dovrebbero essere modificate quelle ancora in vigore”.

TRATTAMENTO DETTATO DALLA LEGGE
“Neppure, penso e spero, i cittadini – è stato l’auspicio del pg – vorrebbero vedere introdotte norme di salvaguardia, di esenzione da responsabilità o conseguenze, in palese violazione del principio costituzionale di eguaglianza davanti alla legge, allo Stato, alla collettivita’: tutti hanno diritto allo stesso trattamento e nei confronti di tutti vi e’ il dovere di applicare il trattamento previsto; che è solo quello dettato dalla legge. Solo il legislatore nella sua saggezza – conclude Saluzzo – può modificare le norme, a patto che rispetti i principi costituzionali”.

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