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Cronaca
IL FATTO

Arancia Meccanica in pieno centro: ricca vedova imbavagliata e rapinata

Il drammatico racconto: «Uno mi teneva e uno mi colpiva». Tra i condannati l’ex badante del marito

«Appena hanno suonato alla porta mi hanno spinta a terra. Mi hanno picchiata. Mi stringevano la gola e mi tappavano la bocca. Erano due: uno mi teneva e uno mi colpiva. Mi hanno infilato del cellophane nella bocca per non farmi urlare». Era la sera del 15 ottobre 2020 quando, in un prestigioso appartamento in via Mazzini, due uomini travisati erano riusciti ad entrare nella casa di una facoltosa signora di 75 anni. Dopo averla percossa con violenza, i malviventi avevano legato l’anziana bloccandole le mani, le gambe e le caviglie. Le avevano bendato gli occhi, coperto la bocca di nastro adesivo e, dopo averla trascinata in bagno, l’avevano rinchiusa dentro, con la luce spenta, per fare razzia di gioielli, pietre preziose e denaro. I rapinatori avevano portato via persino il Rolex che l’anziana vedova portava sempre con sé al polso: era l’orologio del marito defunto. I responsabili delle violenze m esse in atto quella sera – due uomini e la loro complice – sono stati arrestati un anno fa dai carabinieri della compagnia San Carlo, che hanno svolto l’indagine coordinata dal pm Paolo Scafi. Sono in carcere da allora. Ieri, il gup, accogliendo le richieste di patteggiamento della difesa – riguardo alle quali il pm aveva espresso parere favorevole – ha emesso la sentenza. Diego Hernandez Alvarez (di 45 anni) e Juan Casanova Ramirez (di 29) dovranno scontare quattro anni e quattro mesi di galera e pagare 2.400 euro. La complice, che era riuscita a digitare il codice segreto per entrare nel palazzo, ha patteggiato una pena di tre anni e sei mesi di reclusione e duemila euro. I due autori materiali del pestaggio sono colombiani. Uno dei due era stato il badante del marito defunto della vittima. Conosceva quindi l’abitazione dell’anziana, e sapeva che vi avrebbe trovato dei beni di valore da rubare: orologi Rolex, catenine e bracciali d’oro, collane di perle, pietre d’argento, soldi in contanti.

«Mi hanno legata mentre mi picchiavano – aveva raccontato la vittima ai carabinieri – e continuavano a tenermi le mani pressate sulla bocca perché io non parlassi. Mi hanno imbavagliata dopo avermi infilato qualcosa in bocca». La vittima era stata ricoverata in ospedale con una prognosi di 14 giorni. «Tempo dopo – aveva ricordato l’anziana, dando agli inquirenti un elemento di conoscenza prezioso per l’indagine – mi ha suonato una donna alla porta, aveva la mascherina e un cappello, diceva qualcosa di incomprensibile. Ho chiuso subito la porta». Analizzando i filmati delle telecamere i carabinieri avevano identificato quella donna, e da lei erano risaliti ai due uomini. I Ris avevano trovato tracce ematiche su un pezzo di nastro adesivo e un guanto rimasto in casa. L’analisi dei tabulati telefonici aveva chiuso il cerchio inchiodando i tre responsabili.

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