Tunnel
Cultura
POIRINO

Ara il campo agricolo e trova i resti del tunnel del castello

Nella stessa zona mille anni fa sorgevano anche delle cappelle e delle case

Dai solchi dell’aratro spuntano dei mattoni in cotto: forse risalgono al Medioevo, quando quel campo ospitava un cunicolo da utilizzare in caso di assedio al castello. Per il momento è solo un’ipotesi, che parte da un fatto reale capitato qualche giorno fa in via Tegerone a Poirino: «Stavano arando il campo a lato di casa mia per seminare il mais – ripercorre Giorgia Pallaro, titolare di un allevamento di tinca gobba e della fattoria didattica “La Castellana” – All’improvviso sono tornati alla luce un bel po’ di mattoni, in parte interi e in parte a pezzi».

È lei stessa a supporre l’origine del ritrovamento, anche grazie alle ricerche che ha fatto sull’area attorno alla sua attività: «Qui accanto c’era il castello di Tegerone, di cui si hanno le prime notizie circa mille anni fa: forse proteggeva la zona. Qui c’erano delle cappelle e forse delle case, oltre alla strada che portava all’abbazia di Casanova e a Carmagnola». Di certo la piana in questione è stata teatro di uno scontro sanguinoso, la battaglia di Tegerone del 1333: da una parte il principe d’Acaja, col suo esercito rinforzato dalle milizie di Torino e Chieri; dall’altra una lega guidata dal re di Napoli, Roberto d’Angiò, con Federico di Saluzzo, la città di Asti e Teodoro, marchese del Monferrato.

A quel che si sa, il principe d’Acaja sbaragliò la cavalleria provenzale e la fanteria astigiana, facendo parecchi prigionieri. Così liberò Poirino dalla minaccia degli Angioini e degli Astigiani. Riprende Pallaro: «Nei secoli la fortezza è stata rimaneggiata più volte e oggi è una abitazione privata. Però le peschiere attorno sono i resti del fossato che lo circondava: si dice che, per superarlo, ci fosse addirittura un ponte levatoio». È possibile che il castello avesse bisogno anche di una via di fuga in caso di assedio. Quindi di un cunicolo sotterraneo: secondo la poirinese, i mattoni rossastri spuntati dl terreno confermerebbero questa teoria.

«Si racconta che ci fossero stanze sotto terra e che dei buoi ci siano caduti dentro – ripercorre ancora la titolare della fattoria didattica – Nel tempo, inoltre, sono state portate via carriolate di cocci di mattoni, che tornavano in superficie con le arature». Adesso è capitato di nuovo: Pallaro farà analizzare il materiale emerso in questi giorni, nella speranza di poterne stabilire l’età. Al momento si può dire con certezza che sono stati fatti a mano, grazie a una cornice rettangolare che pressava l’argilla. Intanto ha già ricevuto proposte da diversi geologi, che si sono candidati per “ispezionare” il sottosuolo. Non sono esclusi neanche degli scavi archeologici ma il punto di partenza potrebbe essere una mappa dei ritrovamenti: così si potrebbe appurare se ci sia uno schema.

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