Appesi a un filo

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Il tempismo è curioso e dovrebbe farci riflettere sul nostro passato e su un futuro che, nonostante radici tanto solide, non pare così stabile. Nel giorno in cui lo stabilimento di Mirafiori taglia il traguardo degli 80 anni di storia, la Uilm del Canavese lancia l’allarme sull’unico produttore di automobili della nostra provincia oltre al gruppo Fca, l’elettrica Blue Car di Bairo Canavese. L’Sos del sindaco è sostanzialmente questo: ad oggi non c’è certezza che la proprietà, che fa capo al francese Bollorè, voglia continuare a costruire nei prossimi tre anni le vetturette a batterie che vediamo girare per Torino sotto le insegne della compagnia di car sharing “BlueTorino”. «Non abbiamo risposte ufficiali» è stato detto alle Rsu dello stabilimento di Bairo. Una incertezza che, in casi come questo, non lascia presagire nulla di buono. Ma che dovrebbe insegnarci qualcosa anche sul futuro del settore principe del nostro tessuto industriale, proiettato nel futuro dell’elettrico e delle emissioni zero. E qui si torna a Mirafiori, al gigante inaugurato dal Duce proprio il 15 maggio 1939 e che dal prossimo anno dovrebbe sfornare la futuristica (e si teme non proprio a buon mercato) 500 elettrica. Un prodotto del tutto innovativo nella storia del marchio Fiat, che dovrà fare i conti anche con le richieste di un mercato forse non ancora pronto al passaggio dai motori endotermici a quelli a batterie. La Blue Car di Bairo e le nubi che si stanno addensando sul suo destino sono lì a ricordarcelo. E a dimostrare che l’innovazione è come un neonato che ha bisogno di attenzioni particolari, innanzitutto da parte di quella politica che di fatto ci impone di cambiare auto nel nome della lotta all’inquinamento, senza però garantirci quegli incentivi anche economici necessari per scegliere tecnologie più all’avanguardia. E più costose.

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