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Politica
SERGIO CHIAMPARINO

«Appendino ha perso la grande occasione di anticipare Conte»

«Buongiorno sindaco». Niente da fare, per molti torinesi l’era di Sergio Chiamparino non è mai finita e a provarlo sono piccole forme di reverenza quotidiana: un saluto, una lamentela che gli fa chi lo avvicina al bar. Anche all’interno del Pd poi la sua parola pesa, eccome.

A poco più di un mese dalle elezioni non tira una buona aria per il centrosinistra. Lei come la vede?
«Io direi esattamente l’opposto. Basandomi sui sondaggi che abbiamo letto finora, vedo due candidati che sono distanziati da un paio di punti, ma con un terzo degli elettori indecisi sono pura variabilità statistica. Lo Russo ha molte più probabilità nel ballottaggio a cui, quasi sicuramente, si andrà. Chi ha avuto modo di scambiare opinioni amichevoli e riservate con esponenti del centrodestra sa che questa preoccupazione è anche la loro»

Il nemico da battere è più forte dei Cinque Stelle del 2016?
«Il centrodestra è sicuramente più agguerrito dei Cinque Stelle in questo momento, ma non prevedo che ci saranno grandi ondate come due anni fa alle elezioni europee. Magari mi sbaglierò»

Anche per l’alto tasso di indecisi?
«Dobbiamo innanzitutto cercare di convincerli ad andare a votare. Abbiamo le stesse chance sul primo turno, ma al ballottaggio penso che il centrosinistra abbia più possibilità»

Perché?
«Per una ragione molto semplice: il programma di Lo Russo può dare risposte, almeno parziali, a molte delle istanze che sono contenute nel programma dei Cinque Stelle»

È oggettivo che ci siano punti di vicinanza, eppure c’è una certa ostinazione da ambo le parti a non volersi apparentare…
«Penso che gli accordi politici si facciano al primo turno. Al secondo ci si rivolge agli elettori a 360 gradi»

Lei è stato protagonista del “Chiappendino”. È un modello che si può replicare tra Pd e M5s?
«Non c’è mai stata nessuna alleanza con Appendino. Ritengo che se la sindaca avesse fatto alcune scelte diverse, come dire sì alle Olimpiadi e alla Tav, avrebbe potuto cambiare le dinamiche politiche della città»

Ma non l’ha fatto…
«No, e il Movimento Cinque Stelle si è spaccato lo stesso. Secondo i sondaggi, non naviga nell’oro come gradimento»

Sotto il 10% pare…
«Appunto. Al di là dei rapporti istituzionali tra chi governa, il cosiddetto “Chiappendino” era una sfida da parte mia»

In che senso?
«Una sfida a fare quello che poi il Movimento Cinque Stelle a livello nazionale ha poi fatto e sta facendo con Conte. Se la sindaca lo avesse anticipato avrebbe forse cambiato le dinamiche politica della città»

Che cosa ne pensa invece delle nuove leve del Pd, ci sono ancora i ragazzi di via Chiesa della Salute?
«No, per fortuna (ride). Mi sembrano tutti carichi e motivati e anche questo mi rende fiducioso. Credo che al primo turno si possa fare un buon risultato»

La descrivono come un “padre nobile” da cui trarre consigli e insegnamenti. È davvero così o è della sua popolarità che hanno bisogno?
«Quando uno comincia a definirsi “padre nobile” è la premessa per il coccodrillo e quindi non mi piace. Io do una mano come è giusto che sia alla mia età. Ho fatto delle scelte, alcune giuste e altre sbagliate. Aiuto solo quando serve»

C’è già chi sussurra di un suo ruolo all’interno di una eventuale nuova giunta di centrosinistra. Sarà così?
«Chi dice questo vuole solo indebolire Lo Russo, che non ha bisogno di tutori. È il candidato che ha più possibilità di vincere»

E di Damilano cosa pensa? Come valuta la scelta di non fare confronti durante una campagna elettorale già di per sé così breve?
«Credo abbia paura. Sia sui progetti strategici che sulla gestione amministrativa. Lo Russo ha più padronanza delle questioni della città. Damilano ha tirato fuori un progetto per la stazione di Porta Nuova che è vecchio di 30 anni e fu già respinto allora»

Cosa andò storto?
«Avevamo fatto valutare l’idea, non per cancellare Porta Nuova ben inteso, ma solo per ridurre il fascio di binari e farli interrare. Allora sarebbe costato troppo metterlo in atto. Se oggi, con i fondi del Recovery, si potesse fare, potremmo riparlarne. Ma di certo non intendiamo chiudere Porta Nuova»

Damilano sembra avere una carica attrattiva importante, Non lo teme?
«Non lo sottovaluto. Ha un modo di porsi apparentemente fuori dall’agone politico, ma non lo è. Se gli mancassero i voti della Meloni e di Salvini, Damilano resterebbe allo “zero virgola”»

Come sempre ci saranno i primi cento giorni della nuova giunta. Quali sono secondo lei le emergenze per Torino?
«Non spetta a me dirlo, ma chi governerà si troverà, per la prima volta dopo le Olimpiadi, ad avere una grande opportunità: le risorse del Recovery Plan».

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