Cronaca
LA RELAZIONE

Anno giudiziario, Innocenti: “Prescrizione, oltraggio alla Costituzione”. Saluzzo: “Ndrangheta sottovalutata”

Il cruccio del presidente della Corte d’Appello di Torino: “Riforma non incide sui processi pendenti per i quali continuerà la corsa contro il tempo per non farli prescrivere”

La prescrizione è “il vero scandalo della giustizia italiana, il vero oltraggio alla Costituzione“. E quanto si legge nella relazione del presidente della Corte d’Appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti, distribuita oggi per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Piemonte. Il magistrato ha riservato un cenno alla recente modifica della prescrizione sottolineando che “non è vero” che con la nuova disciplina “i processi sarebbero infiniti” perché i tempi della loro durata sono dettati dalla legge Pinto.

“PRESCRIZIONE, SCONFITTA PER LO STATO”
“La recente riforma della prescrizione – ha ancora osservato – riguarda il futuro, perché entrerà in vigore nel 2020, e non incide pertanto sui processi pendenti, che sono milioni, e per i quali continuerà, per tutti i magistrati, la corsa contro il tempo per non farli prescrivere”. “Ogni declaratoria di prescrizione – ha aggiunto – è infatti una sconfitta non solo per noi magistrati ma per lo Stato. Il costo economico dei circa 130 mila procedimenti che ogni anno sono conclusi con la declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione è enorme, non sopportabile da una società che si dica civile”.

IN PIEMONTE PENDENZE SCESE DEL 14%
Dopo avere parlato degli “sforzi eccezionali” compiuti dai magistrati subalpini per fare “rientrare l’arretrato entro limiti fisiologici accettabili”, Barelli Innocenti ha fatto presente che nel distretto della Corte d’Appello del Piemonte le pendenze dal 2017 al 2018 sono scese del 14% sia nel settore penale che in quello civile.

SALUZZO: ‘NDRANGHETA SOTTOVALUTATA
“Non vi è un settore geografico del nostro distretto nel quale non vi si è registrata e accertata la presenza di insediamenti di ndrangheta” ha aggiunto, nel suo intervento, il procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo. “Quello che mi preoccupa – ha sottolineato – è la persistente sottovalutazione del fenomeno che si coglie nell’opinione pubblica, nel sentire delle comunità che pure vivono, fianco a fianco, muro a muro, con i mafiosi. E mi riferisco a situazioni già definite con sentenze passate in giudicato”.

L’INCHIESTA SFOCIATA IN VALLE D’AOSTA
Saluzzo ha anche parlato dell’inchiesta, sfociata nei giorni scorsi nell’arresto di 16 persone, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Valle d’Aosta: “si era detto che in Valle non vi fosse la ndrangheta. Esponenti della politica non avevano fatto mancare di far sentire la loro voce sdegnata per respingere quella possibilità. Ora forse questi motivetti finiranno di essere suonati”

MAFIA RADICATA SUL TERRITORIO
Saluzzo ha detto che “oramai da 40 anni” le organizzazioni mafiose “si sono radicate nel nostro territorio composto da due regioni”. “La recente esecuzione – ha aggiunto – di misure cautelari nei confronti dei componenti della ipotizzata locale di Aosta, di esponenti del mondo politico istituzionale, la ipotizzata deviazione dei percorsi amministrativi e imprenditoriali, ha fatto cadere un ennesimo velo sulla gestione globale della ‘ndrangheta nel nostro distretto”.

MIGRANTI, POLITICA DISINTERESSATA A UMANITA’
La politica di contrasto all’immigrazione clandestina e di controllo del territorio è “dovuta e sacrosanta” ma “al tempo stesso totalmente disinteressata al profilo umanitario” ha poi proseguito il procuratore generale del Piemonte. “Potrei dire che la pietà, declinata nel suo senso laico, è morta”, ha aggiunto Saluzzo. “Quello che più mi preoccupa – ha detto ancora – è che sembra si stia affievolendo anche la cultura dei diritti e del diritto. Dei diritti primari, soprattutto degli ultimi. E ancor più mi inquieta che la ragione la discussione non sia affermata e affrontata con la pacatezza necessaria alle istituzioni ma con grida dileggiamenti quando non insulti. Con scarsissima reazione dell’opinione pubblica”.

MAGISTRATI, I PRIMI BERSAGLI
Per Saluzzo, i magistrati che si occupano di queste vicende “sono i primi e veri bersagli degli attacchi” e ” subiscono silenziosamente come e’ loro dovere”. Ma “stupisce – ha osservato – che non si sia sentita, Quantomeno per ristabilire equilibri costituzionali e istituzionali, la voce del ministro della giustizia. Vi e forse una consegna di non nominare mai la magistratura?”

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