Aperitivo in boutique

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La catena d’abbigliamento spagnola Zara, specializzata in abbigliamento a basso prezzo, avrebbe intenzione di adibire una zona dei propri negozi a vera e propria saletta d’attesa, con divanetti in cui i clienti potranno rilassarsi bevendo analcolici o birra e mangiando stuzzichini gratis mentre il partner compra. L’idea è evitare che chi aspetta si annoi e lanci al partner cenni d’impazienza o esplicite sollecitazioni (dài, sbrigati) che diminuirebbero le possibilità di vendita.

Tutto giusto, in teoria. Ma in Italia non funzionerebbe. Birra e cibi gratis da Zara? Alé! Ci vediamo lì alle sei. Poi, mentre lei finge di cercare camicette e le prova, lui si piazza sul divano a scrofonare a sbafo. Dopo mezz’ora, cambio. Lui va a cercare un golf, e lei nella saletta si rimpinza. Ovviamente nessuno dei due compra, se no il gioco non funziona. D’altra parte l’ingresso e le lunghe sedute di prova in boutique non seguite da acquisto sono normali. Più con le donne che coi maschi, ma succede spessissimo, chiedete a qualsiasi vendeuse.

In Italia siamo specialisti nell’approfittare della generosità altrui. Come l’area giochi sorvegliata per bimbi che l’Ikea mette a disposizione dei clienti. Una volta mi stupii nel sentir chiamare più volte per altoparlante la mamma di un bambino. Come mai tanti appelli? Come può non accorrere subito una mamma che ha lasciato lì il bimbo ed è salita a comprare?

Me lo spiegarono: alcune non salgono a comprare, ma escono con l’amante che le aspetta nel parcheggio e tornano dopo ore, a rito consumato. Capito il trucco, l’Ikea chiama le mamme di tutti i bimbi parcheggiati da più di un’ora. Funziona. Con le birre di Zara, la vedo più difficile.

collino@cronacaqui.it

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